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Israele invaso dalle locuste, la Palestina festeggia

(foto internet)

 

Mentre l’Israele subisce un’invasione di cavallette – si suppone pacifica – provenienti dall’Egitto, il Parlamento palestinese compie il suo 17° compleanno: la fisica delle coincidenze non sembra un tema su cui perdere troppo tempo ma quando si manifesta una sincronia degli eventi –  visto l’argomento, fortunatamente banali – è lecito rievocare le ragioni di una contesa che potrebbe non vedere la fine.

In poche ore le cavallette  hanno ricoperto circa 800 ettari di deserto del Negev bonificati e convertiti alle colture agricole, mettendo seriamente a repentaglio i raccolti locali. Scatta l’allerta nei campi israeliani mentre in casa palestinese si celebra la ricorrenza della nascita del Parlamento.

Correva l’anno 1996 quando viene formato il primo Parlamento palestinese democraticamente eletto, Yasser Arafat fu il primo raìs (presidente, anche se per gli israeliani significa “portavoce”) ed aprì una nuova era del conflitto.

Sebbene la nascita dello stato d’Israele sia avvenuta solamente nel 1948, la tensione tra i due stati ha radici ben più remote:  alla fine del XIX° secolo il giornalista ungherese Theodor Herzl si erse a promotore di un progetto che prevedeva la creazione di uno “spazio” destinato al rifugio di tutti gli ebrei – nascita del Sionismo, dal colle di Sion – per permettere all’etnia ebraica di vivere in un proprio Stato organizzato.

Il problema si pose immediatamente:  trovare un luogo fisico dove porre le basi per la nascita di questo progetto. Le possibili mete (la pampa argentina e l’ Ogaden kenyota, molto ampie e spopolate)  non rispondevano alle aspirazioni religiose poiché il nascente Stato avrebbe dovuto insediarsi in un luogo sacro per la religione ebraica.

Si prese quindi in considerazione la possibilità – sostenuta dalla Gran Bretagna – di introdursi nello storico territorio palestinese grazie anche alla possibilità economica da parte dell’Agenzia Ebraica di acquistare terreni da donare agli ebrei provenienti dall’Europa: il piano di una vera e propria invasione non pacifica (a posteriori la Palestina non è sembrata molto d’accordo), giustificata dalla rivendicazione basata sulla maggioranza demografica e sul controllo economico, stava per realizzarsi.

La creazione di movimenti nazionalistici palestinesi contrari all’invasione ebraica e la successiva caduta dell’Impero Ottomano (nel 1922) diedero vita ad una delle più sanguinose e crudeli guerre – mai conclusa – paragonabile per mole e numero di vittime solo ai due conflitti mondiali.

Si ebbe quindi, grazie alle invasioni ebraiche fomentate dagli interessi anglosassoni,  un unico Stato  israeliano che puntò al controllo armato del territorio e la popolazione araba – falcidiata dalla guerra, dalla propaganda e da massacri inenarrabili, vedi Deir Yassin – venne estromessa dalla propria terra ‘santa’ senza nessuna accortezza da parte degli invasori. Solamente grazie ad alcuni interventi dell’Onu sono stati salvaguardati i diritti civili primari di sopravvivenza.

La nascita dell’Intifada – resistenza popolare palestinese – e i successivi e segreti accordi di Oslo del 1993 sembrarono mettere quantomeno una tregua al conflitto ma i molteplici tentativi di riconciliazione – spesso venuti dall’esterno – si sono rivelati vani: purtroppo la mediazione politica ed il buon senso spesso non alleggeriscono tensioni sociali se non si riesce a risolvere il problema alla radice.

Dopo un accordo tra Giordania ed Israele si comincia a parlare di “nuovo stato palestinese” ed è qui che nasce l’autogoverno (7 Marzo 1996, auguri) con a capo Arafat; ma nel 2000 le ostilità riprendono a causa di una provocatoria camminata dell’allora leader israeliano Ariel Sharon lungo la Spianata delle Moschee, il conteso luogo religioso presente a Gerusalemme. La ‘guerra infinita’ ricomincia, fino a raggiungere proporzioni catastrofiche, come durante l’operazione Piombo Fuso –  in cui morirono in un giorno più di 200 palestinesi – e i molteplici attacchi ebraici nella striscia di Gaza.

Che le locuste siano ‘sicarie’ mandate dal governo palestinese non è stato ancora accertato ma – non trattandosi di scontri armati – gli ebrei si augurano che non si tratti di una vera e propria manna dal cielo.

 

 

Simone Giuffrida

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