Teheran tende la mano su Hormuz, ma il nucleare resta fuori dal tavolo
La nuova proposta iraniana mette Washington davanti a una scelta: accordo parziale o stallo prolungato

MEDIO ORIENTE
Iran–Usa, Araghchi fissa le condizioni: proposta su Hormuz per sbloccare i negoziati
Il capo della diplomazia di Teheran, da San Pietroburgo, parla di colloqui “molto positivi” con Pakistan e Oman, mentre una nuova proposta iraniana punta a separare il dossier militare da quello nucleare.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato “molto positiva” la visita compiuta lo scorso fine settimana a Islamabad, dove ha lavorato alla definizione delle “condizioni specifiche” entro cui potranno proseguire i negoziati con gli Stati Uniti. Intervenuto dall’agenzia di stampa IRNA mentre si trovava a San Pietroburgo, il capo della diplomazia di Teheran ha sottolineato che le condizioni poste dall’Iran sono “molto importanti”, senza tuttavia mostrare aperture concrete ai colloqui con Washington.
Sul fronte americano, l’amministrazione Trump ha scelto di annullare l’invio a Islamabad degli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner, segnalando un’escalation della tensione diplomatica che ha congelato il canale negoziale tra le due capitali.
“Come potete vedere, abbiamo sempre avuto strette consultazioni con la Russia su una vasta gamma di questioni, soprattutto regionali, e ci sono stati continui negoziati bilaterali.” — Abbas Araghchi
Il ruolo di Oman e Russia
Da San Pietroburgo, Araghchi ha anche commentato la sua precedente tappa in Oman, definendola un passaggio necessario per rafforzare i legami con i paesi vicini nella regione del Golfo Persico. “L’Oman è un Paese amico e vicino, che ha svolto un ruolo molto positivo in questo conflitto”, ha dichiarato il ministro all’agenzia semi-ufficiale Tasnim, spiegando che l’obiettivo dell’incontro era “consolidare le relazioni con i nostri vicini per affrontare insieme le problematiche esistenti”.
La visita in Russia si inserisce in un quadro di consultazioni strategiche bilaterali costanti tra Teheran e Mosca su un ampio ventaglio di questioni regionali, confermando come la diplomazia iraniana si muova su più tavoli contemporaneamente in questa fase di stallo con l’Occidente.
La proposta su Hormuz
Secondo quanto riporta Axios, citando un funzionario statunitense e due fonti a conoscenza dei fatti, l’Iran avrebbe avanzato agli Stati Uniti una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto in corso, rinviando a una fase successiva il negoziato sul programma nucleare. L’iniziativa punta a superare lo stallo diplomatico, in un contesto in cui la leadership iraniana resta divisa sulle concessioni da offrire sul nucleare: separare il dossier militare da quello atomico consentirebbe di raggiungere un accordo più rapido.
La strategia, tuttavia, comporta un rischio concreto per Washington: un’eventuale fine del blocco nello Stretto ridurrebbe il margine di pressione di Donald Trump nei colloqui successivi, in particolare su due obiettivi centrali per gli Usa — la riduzione delle scorte di uranio arricchito e la sospensione dell’arricchimento da parte di Teheran.
Il braccio di ferro diplomatico tra Iran e Stati Uniti si gioca dunque su più fronti: da un lato Teheran accumula interlocutori regionali e internazionali per aumentare il proprio peso contrattuale; dall’altro Washington deve valutare se accettare un accordo parziale — più veloce ma meno solido — oppure restare ancorata a una trattativa complessiva che include il nodo più spinoso, il nucleare.



