Trump minaccia l’Iran e attacca la Nato: “Non dimenticheremo”. Ucciso il capo della Marina dei Pasdaran
Al ventisettesimo giorno di guerra gli Usa dispiegano 2.500 soldati e studiano l'invasione di Kharg. Teheran rifiuta il piano in 15 punti e promette resistenza

MEDIO ORIENTE
Iran, giorno 27 di guerra: raid su Abu Dhabi, ucciso il comandante della Marina dei Pasdaran
Teheran teme un’invasione americana dell’isola di Kharg. Trump accusa la Nato e minaccia conseguenze
Nel ventisettesimo giorno di guerra in Iran e nel Golfo, il conflitto non accenna a fermarsi. Attacchi incrociati, diplomazia bloccata e la minaccia concreta di un’escalation militare sul terreno segnano una giornata che cambia ulteriormente gli equilibri della regione.
Kharg nel mirino degli Stati Uniti
I vertici del regime degli ayatollah vivono in massima allerta per una possibile invasione americana via terra dell’isola di Kharg, principale terminal petrolifero dell’Iran, situata a soli 30 chilometri dalla costa. Nelle ultime settimane Teheran ha posato mine intorno all’isola e rafforzato i sistemi di difesa aerea, in risposta alle voci su un’operazione statunitense volta a prenderne il controllo. Gli Stati Uniti hanno già dispiegato circa 2.500 soldati in Medio Oriente.
Ucciso il comandante della Marina dei Pasdaran
Israele porta avanti la strategia della decapitazione, ovvero l’eliminazione dei vertici militari nemici. Un attacco su Bandar Abbas, sulla costa meridionale dell’Iran, ha ucciso Alireza Tangsiri, comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Tangsiri era la figura chiave nella gestione del blocco dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito del petrolio mondiale.
Raid iraniani sugli Emirati: morti e feriti ad Abu Dhabi
Missili iraniani hanno colpito Abu Dhabi nella mattinata, uccidendo due persone e ferendone altre tre. Gli Emirati Arabi Uniti subiscono così un nuovo attacco nell’ambito di un conflitto che si estende ben oltre i confini iraniani, trascinando l’intero Golfo Persico in una spirale di instabilità.
Diplomazia in stallo: le cinque condizioni di Teheran
Sul fronte diplomatico non si apre nessuno spiraglio. L’Iran ha respinto il piano in 15 punti proposto da Trump, temendo un bluff, e rilancia con cinque condizioni per una possibile tregua: lo stop agli attacchi americani e israeliani anche ai gruppi alleati, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz e ulteriori tutele politiche. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha promesso “resistenza” senza condizioni di resa. La Casa Bianca risponde con toni durissimi: se l’Iran non riconosce la sconfitta, Trump è pronto a colpire di nuovo.
Trump attacca la Nato: “Non ha aiutato, non dimenticheremo”
Durante la cena di raccolta fondi annuale dell’Nrcc, Donald Trump ha dichiarato che i negoziatori iraniani temono di essere “uccisi dalla loro stessa gente”, insinuando fratture interne al regime. Poche ore dopo il presidente americano ha rincarato la dose contro l’Alleanza atlantica: “La Nato non ci ha aiutato per nulla. Non dimenticheremo”. Una dichiarazione che apre nuovi interrogativi sulla tenuta dell’asse occidentale in uno dei momenti più delicati della geopolitica contemporanea.
Con Teheran che non cede, Washington che minaccia e Israele che colpisce senza sosta, la guerra nel Golfo entra in una fase in cui ogni mossa sul terreno può ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. Il nodo irrisolto rimane lo Stretto di Hormuz: finché resterà in gioco, il petrolio mondiale — e con esso l’economia globale — resterà ostaggio di questo conflitto.



