Iran dimenticato: diritti umani a geometria variabile
Perché le donne iraniane non meritano cortei, slogan e manifestazioni?

Cercasi manifestanti professionisti per le donne e i giovani iraniani
Appello ironico (ma drammaticamente serio) a chi scende in piazza solo quando conviene
In Iran donne e giovani vengono arrestati, torturati, uccisi. Colpevoli di essersi ribellati a una dittatura teocratica che non tollera dissenso, libertà, vita. Eppure, in Italia, il silenzio è totale. Nessuna grande manifestazione, nessun corteo, nessuna mobilitazione nazionale. Per questo lanciamo un appello pubblico: cercasi manifestanti professionisti.
Cercasi: indignati seriali, attivisti a chiamata, piazzisti della morale
La ricerca è urgente. Servono:
- Greta Thunberg, se disponibile anche per cause non occidentali
- le femministe militanti, sempre in prima linea contro il patriarcato “giusto”
- Laura Boldrini, già vista in molte piazze selezionate
- Maurizio Landini, esperto di mobilitazioni internazionali
- l’area progressista permanente, pronta all’indignazione purché a basso rischio
Destinazione: Iran.
Missione: difendere donne e giovani che muoiono davvero.
Cercasi anche: specialisti della piazza selettiva
L’appello si allarga. Abbiamo bisogno anche di:
- i manifestanti pro-Pal, sempre pronti quando la causa è “certificata”
- i sostenitori della narrativa internazionale più comoda, inclusi i fan della relatrice ONU Francesca Albanese
- le flottille della coscienza, instancabili in mare ma ferme in porto quando la rotta porta a Teheran
- i sinistri permanenti, contro tutto tranne ciò che incrina l’ideologia
- i pro-Hamas a distanza di sicurezza, coraggiosi solo nelle piazze europee
- Alleanza Verdi e Sinistra, sempre presenti quando il colpevole è occidentale
- gli amici di Hannoun, i leader delle sigle militanti, i collettivi
- Elly Schlein, Giuseppe Conte e company
- i professoroni universitari “pro tutto”, purché contro l’Occidente
Abbiamo bisogno di voi. Non per una metafora. Per l’Iran vero.
Diritti umani a geometria variabile
Qui non si tratta di bandiere. Si tratta di una domanda semplice: perché alcune vittime meritano piazze e altre solo silenzio?
Perché le donne uccise da una dittatura teocratica non mobilitano?
Perché i giovani impiccati non fanno notizia?
Perché il patriarcato diventa improvvisamente un argomento secondario quando non è occidentale?
Forse perché l’Iran non è una causa spendibile.
Forse perché difendere quelle donne costringerebbe a rimettere in discussione troppe certezze ideologiche.
Un appello finale (senza sarcasmo)
Se i diritti umani valgono sempre, valgono anche a Teheran.
Se le donne vanno difese, vanno difese tutte.
Se le piazze sono uno strumento politico, abbiano almeno il coraggio di non usarle a corrente alternata.
Il silenzio, oggi, è più rumoroso di qualsiasi slogan.



