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Intervista a Tina Montinaro. “La politica siciliana è impegnata a rubarsi la scena dell’antimafia da parata”

Tina Montinaro – foto BlogSicilia

“L’antimafia parolaia di gente che ha il solo obiettivo di fare carriera e non vero contrasto alla mafia. Gente che ama farsi sedurre dai riflettori, e che purtroppo rappresenta le istituzioni ma che farebbe bene a restare a casa ed a vergognarsi di fare “antimafia” per il 23 maggio. La vera antimafia  facciamola fare ai magistrati ed alle Forze dell’ordine, che ogni giorno sono impegnati nella lotta contro la criminalità organizzata. Tutto il resto è retorica, passerella, cui io non sono francamente interessata”.

E’ lo sfogo di Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, che anche quest’anno ha scelto di condividere il ricordo del marito, dei colleghi Vito Schifani e Rocco Di Cillo, di Giovanni Falcone e della moglie Francesca Morvillo barbaramente uccisi 22 anni fa sull’autostrada A29,  fuori dalla Sicilia, con gli alunni delle Mozzecane, in provincia di Verona e con gli allievi della scuola di Polizia di Peschiera del Garda. Il motivo, lo spiega lei stessa.

“Evidentemente in altre parti d’Italia ci sono un’attenzione e una sensibilità ormai ignote alle istituzioni e alla politica siciliana, troppo impegnate a rubarsi la scena dell’antimafia da parata”. Per la signora Montinaro fare antimafia significa anche realizzare Il Parco della Memoria Quarto Savona 15, che doveva nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco.

Da qualche anno – prosegue Montinaro – abbiamo deciso di fare  questo percorso vicino Verona, portando su il relitto dell’auto, dove c‘è gente che ha mostrato grande sensibilità verso il ricordo di quel tragico evento che ha sconvolto le nostre vite. Ma anche a Palermo lavoriamo perché il valore della legalità sia mantenuto alto e trasferito alle nuove generazioni, che rappresentano il nostro futuro. Sono convinta che i palermitani siano delle persone straordinarie, che non mi hanno mai fatto sentire sola. Tuttavia, è pur vero che la politica e le istituzioni siciliane fanno di tutto per mettermi i bastoni fra le ruote”.

Il riferimento è alla questione della mancata creazione del Parco della memoria denunciata più volte dalla stessa Montinaro. Ieri, con una nota di fuoco, la vedova del poliziotto ucciso dalla mafia si è spinta fino ad accusare il presidente della Regione, Rosario Crocetta, di non averla mai incontrata da quando si è insediato. “Gli ho pure inviato una lettera formalmente protocollata, ma è stato tutto inutile”.

Lei ha lanciato pesanti accuse, affermando che i politici e le istituzioni regionali le “abbiano messo i bastoni fra le ruote”. Perché crede questo?

“Perché sono anni che rivendico di poter far collocare quel simbolo del ricordo, la Quarto Savona 15, nel luogo della strage. E’ lì che va collocato ed lì che voglio ricordare mio marito ed i suoi compagni, ma questo evidentemente non cala a nessuno. Non basta semplicemente che vi sia un monumento ai caduti, ma serve che vi sia la rappresentazione reale, la raffigurazione concreta della crudeltà e dell’abominio cui può spingersi la criminalità mafiosa. Tutti devono vedere e capire cosa è stata capace di fare. La blindata non apparteneva solo alla scorta di Falcone, ma a tutta la Polizia di Stato, agli uomini dello Stato che vanno rispettati in quanto tali”.

Il presidente Crocetta le ha subito risposto che “i lavori di riqualificazione del Giardino della memoria sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell’Anas e con il Commissario straordinario di Isola delle Femmine, lasciando intendere che a breve il Giardino ci sarà.

“Già l’ex presidente Lombardo aveva avviato la macchina burocratica, ma il dato di fatto è che il Parco non c’è ancora. Fino a quando non vedrò la prima pietra e la prima pianta rimarrò ferma nella mia posizione, continuando la nostra battaglia per non far dimenticare il sacrificio di uomini onesti dello Stato”.

Marina Pupella 

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