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Inganno Crocetta: ‘Non vado prima delle riforme’

Rosario Crocetta

“Basta gossip, pensiamo alle cose serie” lo dice Crocetta, lo sperano tutti i siciliani. E’ l’ultimo appello fatto dal governatore per mettere una pietra sulla vicenda Tutino – Borsellino e spostare l’attenzione su ciò che veramente è importante: le riforme.
Ma se servono riforme reali ed efficaci per salvare la Sicilia dal deficit e non è sicuro che queste riforme riescano a salvare Rosario. Ci vuole una vera sterzata, un cambio di rotta e anche un miracolo per recuperare in parte i debiti regressi ( circa 3 miliardi), una sorta di morte annunciata.  Intanto, Crocetta, per temporeggiare,  dice che lavorerà su dei punti chiave:  “Nei prossimi giorni – spiega – illustrerò i punti in una sorta di manifesto democratico e riformista, un piano di azioni concrete basate su tre elementi: le riforme da fare; il rapporto con lo Stato e l’Europa; il riconoscimento di entrate fiscali da parte dello Stato”.
Le prime entrate da parte dello Stato arriveranno per pagare gli stipendi dei dipendenti regionali, e sono circa 300 milioni di euro.  Poi si passa alle riforme da attuare che da anni sono in sospeso,  in primis il ddl sulle Province che dovrà essere attuato entro il 31 luglio, segue  la riforma che deve rivedere l’assetto del sistema idrico della Regione, ferma anche questa da mesi. Così ferma, da aver spinto il governo Renzi a parlare di un incombente commissariamento, visto che la Sicilia, dopo avere messo in liquidazione i vecchi Ato, non è stata capace di creare i nuovi soggetti che dovranno sostituirli. E lo stesso si può dire per il sistema dei ririfuti.
Una scusa, quella delle riforme, che Crocetta si porta dietro da anni per temporeggiare. Perché se realmente si attuassero non ci sarebbe più nulla da fare.
Lui continua a chiedere di poter agire:”Parliamo delle cose concrete da fare, partendo dalle cose fatte, dalle difficoltà che abbiamo e dalle cose necessarie per dare slancio all’economia siciliana e aiutare i poveri. Continuare a discutere di nulla, sarebbe il peggiore delitto nei confronti del popolo siciliano. Nei prossimi giorni, dopo averne parlato con le forze di coalizione, illustrerò i punti in una sorta di manifesto democratico e riformista, un piano di azioni concrete basate sostanzialmente su tre elementi: Le riforme da fare in Sicilia, inclusa la programmazione europea; il rapporto con lo Stato e l’Europa; la necessitá di quel riconoscimento degli articoli 36 e 37 dello Statuto, in materia di entrate fiscali, che dal 1946 in poi lo Stato non ha mai riconosciuto e che potrebbe far divenire l’Isola una delle regioni più ricche d’Europa.
Chi vuole deviare il dibattito su pettegolezzi inesistenti, non mi avrà sodale compagno. Voglio parlare solo della Sicilia e dei problemi del popolo siciliano, perché è venuto il momento di agire e non delle inutili chiacchiere”.
Ma si sa, che dopo le riforme, nell’Agenda crocettiana ci saranno le ‘cose da fare’, il così detto ‘Sblocca Sicilia’, la legge sulla sburocratizzazione, quella sul reddito minimo garantito. E poi una norma che consenta ai 24 mila precari dei Comuni di approdare a una sacrosanta stabilizzazione, una nuova finanziaria e un nuovo bilancio che non potrà più contare sui Fondi per lo sviluppo e coesione, la legge sul “reddito minimo garantito” , poi la legge di riforma della Formazione o quella che dovrebbe bloccare l’Eolico in Sicilia. Così Crocetta rimarrà al suo posto.

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