Arte e CulturaPrimo PianoSicilia

Archeologia subacquea, scatta la mappatura dei tesori sommersi

Tecnologie avanzate e ricerca scientifica puntano su Brucoli e sull’enigma dei Bronzi di Riace

ARCHEOLOGIA 

Al via le nuove indagini sui fondali della costa sud-orientale

La Soprintendenza del Mare e ARPA Sicilia avviano un progetto pilota con tecnologie avanzate: nel mirino anche la controversa ipotesi sull’origine dei Bronzi di Riace

Sono partite questa mattina le nuove indagini archeologiche subacquee sui fondali della Sicilia sud-orientale, nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e ARPA Sicilia. Le operazioni danno ufficialmente il via al “Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde”, un programma ambizioso che punta a mappare il patrimonio sommerso dell’Isola con strumenti e metodi mai impiegati prima a questa scala.

Tecnologie di frontiera sui fondali siciliani

Le indagini coprono diverse aree lungo il perimetro costiero regionale, a profondità comprese tra i 50 e i 150 metri. Per scandagliare i fondali vengono impiegati il Side Scan Sonar (SSS), il Multi Beam Echo Sounder (MBES) e i veicoli subacquei telecomandati (ROV): un arsenale tecnologico che consente di rilevare con precisione anomalie e strutture di interesse archeologico e ambientale, senza disturbare i depositi sommersi.

Il coordinamento scientifico è affidato all’archeologo Roberto La Rocca, che guida le attività insieme ai team tecnici delle due istituzioni.

Brucoli e il nodo irrisolto dei Bronzi di Riace

Il punto di maggiore attenzione scientifica è il tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano. Quest’area è da tempo al centro del dibattito accademico per alcune ipotesi che vorrebbero ricondurre proprio a questi fondali la provenienza originaria dei Bronzi di Riace, i celebri guerrieri in bronzo recuperati nel 1972 al largo della costa calabrese e oggi conservati al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.

Le nuove campagne di ricerca permetteranno di sottoporre a verifica scientifica aggiornata le segnalazioni e le ricostruzioni accumulate negli anni, contribuendo a fare chiarezza su uno dei casi più affascinanti e discussi dell’archeologia subacquea mediterranea.

Scarpinato: “Una lettura interdisciplinare dei fondali siciliani”

“Queste indagini segnano un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso”, ha dichiarato Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali. “L’integrazione tra competenze archeologiche, tecnologie avanzate e monitoraggio ambientale consente, per la prima volta, una lettura interdisciplinare e su larga scala dei fondali siciliani, anche grazie al contributo di ARPA Sicilia.”

L’accordo tra Soprintendenza del Mare e ARPA Sicilia

Le attività rientrano nell’accordo operativo siglato tra le due istituzioni, che prevede lo sviluppo di programmi di ricerca integrata per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale marino. Un modello collaborativo che mette insieme competenze diverse — dalla geofisica marina all’archeologia, dal monitoraggio ambientale alla documentazione storica — per restituire al mare il ruolo che gli appartiene.

“Una sinergia che rafforza la tutela e apre nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia“, ha commentato Ennio Turco, Soprintendente del Mare.

I fondali della Sicilia custodiscono ancora gran parte della loro storia. Queste nuove campagne non cercano risposte facili, ma costruiscono — con metodo e tecnologia — le condizioni per trovarle davvero.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio