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Via D’Amelio, spunta un nome pesante nell’inchiesta: cosa sta emergendo

Nuovi atti e vecchie bobine riportano al centro le scelte degli anni ’90: tra gli indagati anche l’ex magistrato Giuseppe Pignatone.

Strage di via D’Amelio, l’inchiesta che riapre vecchie ombre: nel mirino anche l’ex magistrato Pignatone

La Procura di Caltanissetta torna sul dossier “mafia e appalti” e indaga anche sulla gestione delle prime indagini degli anni ’90.

La nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio sta riportando alla luce domande mai risolte. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha messo sotto indagine anche l’ex magistrato Giuseppe Pignatone nell’ambito del vecchio dossier “mafia e appalti”, un filone che secondo gli inquirenti potrebbe essere stato una delle concause che precedettero l’attentato del 19 luglio 1992.

Non si parla di colpe accertate né di condanne. L’indagine è in corso e punta a ricostruire cosa accadde davvero in quegli anni, quando scelte investigative delicate avrebbero potuto incidere sulla sicurezza di Falcone, Borsellino e delle loro squadre.

Perché Pignatone è finito sotto indagine

Secondo quanto riferito da De Luca in Commissione Antimafia, l’inchiesta riguarda la gestione del dossier “mafia e appalti” negli anni ’90. L’accusa ipotizzata è favoreggiamento alla mafia: gli inquirenti vogliono comprendere se quel filone sia stato indebolito o archiviato troppo rapidamente, e se ciò possa aver contribuito a lasciare esposti magistrati che lavoravano su nodi strategici per Cosa nostra.

Cosa non è emerso

Non ci sono accuse di corruzione. Non ci sono prove di un coinvolgimento diretto nelle stragi. L’inchiesta, per ora, riguarda decisioni, omissioni e valutazioni dell’epoca che potrebbero aver inciso sulla portata delle indagini antimafia.

De Luca ha spiegato che non esiste un’unica pista risolutiva: il quadro è complesso, fatto di pressioni, ritardi e scelte controverse. Ma oggi, secondo la documentazione, la pista più coerente rimane quella “mafia–appalti”.

La pista “nera” non regge

La Procura ha escluso nuovi elementi sulla cosiddetta pista nera legata all’eversione di destra. Al momento non emergono riscontri capaci di collegare quel fronte alle stragi del ’92. Tutti i documenti attuali riconducono invece alla pressione di Cosa nostra e agli interessi economici sugli appalti pubblici.

Perché l’inchiesta è tornata oggi

La riapertura è legata al ritrovamento di vecchie bobine, appunti e brogliacci che non risultavano mai distrutti. Documenti che oggi permettono una lettura più ampia delle prime indagini e che hanno portato ad accendere i riflettori anche su magistrati e funzionari dell’epoca.

Le domande ancora aperte

La Procura sta cercando di capire:

perché il dossier “mafia e appalti” fu depotenziato;

chi prese le decisioni chiave e con quali motivazioni;

se quelle scelte abbiano contribuito al clima che portò alla strage di via D’Amelio.

Un’inchiesta che richiede prudenza, rigore e rispetto: nessuna verità è ancora definitiva, ma ciò che sta emergendo riapre uno dei capitoli più dolorosi della storia italiana.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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