Catania, palazzo in fiamme: la polizia salva 7 persone e 2 cagnolini nel fumo.
Un motorino innesca il rogo in via della Concordia. Il figlio di un'anziana lancia dalla finestra quasi 100 grammi di droga invece di soccorrerla

CRONACA
Un bambino che urla da un balcone. Fumo nero che sale denso dal portone. È così che inizia, nella serata di alcuni giorni fa, uno degli interventi più articolati degli ultimi tempi per la squadra volanti della Questura di Catania.
I poliziotti transitano in via della Concordia quando captano le urla. Fermano l’auto, alzano gli occhi: fumo nero e denso invade la facciata di un palazzo di tre piani. Prima di avvicinarsi, lanciano le richieste di supporto — altre pattuglie, Vigili del Fuoco, sanitari del 118 — poi entrano.
Dentro il fumo, senza aspettare i pompieri
L’aria è irrespirabile. La visibilità, zero. Nonostante questo, i poliziotti percorrono i piani uno per uno e tirano fuori quattro nuclei familiari: due anziani in difficoltà motorie, famiglie con bambini piccoli, una donna con disabilità impossibilitata a muoversi, costretta a letto da patologie croniche.
Nel mezzo delle operazioni, la donna supplica gli agenti di tornare indietro: i suoi due cagnolini sono rimasti intrappolati nell’appartamento. I poliziotti rientrano. Li salvano anche loro. Tutti i condomini vengono affidati al personale del 118. Alcuni hanno bisogno di ossigeno per il fumo inalato, sprigionato dalla combustione del motorino e di tutto quello che aveva intorno.
Il tentativo di spegnere le fiamme con l’estintore
Prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco, gli agenti usano l’estintore in dotazione alla volante. Le fiamme cedono un momento, poi ripartono più alte e più forti. Solo l’intervento dei pompieri riesce a contenere il rogo ed evitare danni irreparabili alle abitazioni. Il fuoco ha origine da un motorino parcheggiato all’interno del palazzo: le fiamme si propagano rapide verso i piani superiori, invadendo ogni appartamento con il fumo. L’immobile viene dichiarato temporaneamente inagibile. Le cause — se accidentali o dolose — sono ancora al vaglio dei Vigili del Fuoco.
Due agenti feriti, nessuno si ferma
I due poliziotti entrati per primi nello stabile accusano malori per l’esposizione ai fumi. Uno riporta ustioni al volto e alle braccia per la vicinanza alle fiamme. Nessuno dei due interrompe l’azione di soccorso prima del termine delle operazioni.
Il figlio pensa alla droga, non alla madre
È in questo contesto che arriva il passaggio più grottesco della vicenda. Nel pieno del caos, uno degli agenti nota un 29enne affacciato alla finestra che lancia una busta nel vuoto. Un altro poliziotto la raccoglie: dentro ci sono quasi 100 grammi di marijuana. L’uomo, invece di occuparsi dell’evacuazione, aveva pensato prima di tutto a mettere in salvo lo stupefacente. All’interno dell’appartamento i poliziotti trovano altri 50 grammi di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.
La nota della Polizia non lascia spazio a interpretazioni: l’uomo ha tentato di salvare la droga “anziché collaborare per portare in salvo l’anziana madre“.
Informato il Pubblico Ministero di turno, il 29enne viene arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, tradotto presso le camere di sicurezza della Questura e portato davanti al Giudice per il rito direttissimo. L’arresto è convalidato. Misura cautelare applicata: obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Sette persone salvate. Due agenti con ustioni al volto e alle braccia che non hanno abbandonato il posto. Un intero palazzo evacuato al buio, nel fumo, con l’estintore della volante come unica arma contro le fiamme. E mentre tutto questo accadeva, un uomo al primo piano faceva i suoi calcoli: la madre anziana poteva aspettare, la marijuana no. Cento grammi da salvare prima di tutto il resto.



