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“In morte” di Aleandro

La nostra società omofobica  a “tolleranza zero”,  in questi giorni ha portato e in qualche modo costretto Aleandro Rudilosso, di Floridia (Siracusa),  a togliersi la vita, perché era “gay”.

Nel suo paese d’origine questo ragazzo di 16 anni è stato brutalmente “fagocitato” da tutti quei luoghi comuni e pregiudizi che tutti i ragazzi/e omosessuali devono sopportare e obbligatoriamente accettare, per poter vivere in una società che altrimenti li ostracizzerebbe come degli appestati.

Il gesto di Aleandro “grida” vendetta e ci “sbatte” in faccia ancora una volta la violenta crudeltà di tutti quei luoghi comuni, che di fatto portano all’esasperazione tutte quelle persone che vengono considerate “diverse” dalla massa. E’ inspiegabile il modo in cui  viene punita la diversità, a questo punto della storia ci si aspetterebbe che la collettività abbia ormai interiorizzato e fatto propri i concetti di uguaglianza e di integrazione, concetti basilari per un vivere comune pacifico e prospero, invece ci troviamo in uno stato in cui questi concetti sembrano essere delle utopistiche speranze.

Ogni giorno i “gay” vengono allontanati, vengono criminalizzati, vengono giudicati. Chi scrive non  utilizza la parola “gay” per etichettare e catalogare, piuttosto bisognerebbe indignarsi di tutta quella gente che consapevolmente utilizza questa parola per discriminare i “gay”. Bisognerebbe capire che l’eterosessualità non è normale, ma solo comune e che tutti questi pregiudizi si devono sconfiggere con l’educazione alla tolleranza verso il prossimo. Bisogna accettare la dura e cruda realtà Aleandro e morto perché era “gay” , non perché stava male con se stesso, ma perché erano gli altri i “normali” a non stare bene con lui.

Nei suoi ultimi post auspicava di andare in paradiso, di incontrare Dio… sicuramente avrà incontrato la pace. “O forse no” perché il paradiso è per i “normali cristiani cattolici”…

Gabriele Macaluso

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