Cinema-Teatro-Musica

“Il sindaco del rione Sanità” al Teatro Zappalà

Dopo il successo ottenuto con la brillante commedia Tutta colpa dell’IMU con Antonio Pandolfo, la stagione teatrale 2013/2014 del Teatro Franco Zappalà, di via Autonomia Siciliana 123/a, torna a tributare il suo omaggio ad uno dei più grandi autori del teatro contemporaneo, Eduardo De Filippo con “Il sindaco del rione Sanità”.

La prima dello spettacolo andrà in scena Sabato 08 febbraio alle ore 21,30 e vedrà quattro repliche: domenica 09 febbraio alle ore 18,30, giovedì 13 febbraio alle ore 18,00, sabato 15 febbraio alle ore 17,30 e domenica 16 febbraio alle ore 18,30.

Nel cast troviamo Franco Zappalà nel ruolo del protagonista, Antonio Barracano, lo affianca nel ruolo non meno importante di Fabio Della Ragione, Maurizio Bologna e interpretano gli altri personaggi del lavoro di Eduardo i noti ed amati componenti della Compagnia Figli d’Arte Franco Zappalà: Nino Zappalà, Maria Zappalà, Lucrezia Scilla, Salvo Dolce, Paolo Tutone, Grazia Zappalà, Pippo Bologna, Paolo Bellante, Danilo Zisa, Cinzia Zisa e Angelo La Franca. Anche per questa produzione la regia dello spettacolo è del M° Franco Zappalà.

Scenografie Giovanni Vallone, allestimenti scenici di Giampiero Corrao e Abukoush Jalal Mousa Mohammad, costumi di Domenica Alaimo, Audio e Luci di Piero e Mirko Lo Iacono.

La commedia è tratta dalla raccolta “Cantata dei giorni dispari” e prende il nome da uno dei quartieri della vecchia Napoli molto amato da Eduardo. È la vicenda amara di un guappo vecchio stampo, Antonio Barracano, “sindaco” di uno dei quartieri più difficili di Napoli. Già dal titolo si riflette quello che sarà il perno centrale della storia scritta da Eduardo, ovvero il contrasto tra la giustizia dello stato e quella interiore di un protagonista che assurge a nuovo giudice, che viene proclamato “sindaco” a furor di popolo senza avere alcun requisito giuridico per esserlo e senza essere riconosciuto come tale dallo stato.

Antonio Barracano è un uomo che a malapena sa leggere e scrivere ma che amministra la giustizia privata in quanto quella pubblica “non ammette ignoranza”; e cosi il fesso viene sempre gabbato dal più furbo. Per lui, che da giovanissimo ha subìto il torto devastante, dopo il quale ha deciso di porsi come giudice del bene e del male del Rione Sanità, lo specchio è uno “scostumato”, è il “parlanfaccia”, è l’unico oggetto, tramutato dalle sue parole, quasi in un essere umano, capace di dirti la verità sul tuo aspetto fiacco e debilitato dai troppi anni, dai torti e dalle riparazioni di una vita sempre al limite. L’unica altra cosa che dice la verità è la morte. Barracano non esita neanche a proferire minacce (o per meglio dire “avvertimenti”) al medico curante che lo segue da trent’anni, Fabio, che vorrebbe partirsene e andare via in America.

Il dottor Fabio Della Ragione (cognome simbolico di grande rilevanza nel finale) è stanco, dice. Ha seguito il sindaco per molti anni, convinto di poter davvero raddrizzare i torti dove lo stato non avrebbe potuto o voluto intervenire. Ma i risultati per lui non si sono visti, i giovani continuano a spararsi come fosse un gioco da fare un giorno sì e uno no, l’ignoranza e gli ignoranti dilagano. Lo slancio utopista si contrappone a quello pratico di Barracano, di cui il dottor Fabio rappresenta il naturale rovescio della medaglia: sono due figure speculari indivisibili l’una dall’altra.

Se il primo atto ce lo mostra intento a risolvere casi di ordinaria amministrazione, di liti, di soprusi, scatta anche la scintilla che lo porterà al sacrificio finale: la richiesta del figlio di un panettiere di uccidere il padre, che lo ha ridotto alla fame e disconosciuto pubblicamente. Il primo atto si chiude con il “sindaco” colto di sorpresa dalla richiesta e si riapre con lui che cercherà di pacificare padre e figlio. E nel terzo atto, dopo essere stato ferito a morte dallo stesso panettiere che per paura lo ha accoltellato, ci riuscirà con l’arma dell’inganno, amministrando per l’ennesima volta la giustizia a modo suo.

Il momento del ferimento ci viene risparmiato, succede tra il secondo e terzo atto. Terzo atto che è un evidente rimando martirologico ad una Ultima Cena in cui Barracano si sacrifica per gli altri. Un atto estremo di altruismo per un sognatore che ha avuto la visione di poter avere un mondo “meno rotondo ma un poco più quadrato”. E potrebbe concludersi cosi, non fosse per il ribaltone finale tra i più efficaci e da pelle d’oca di Eduardo, con il dottor Fabio (“Della ragione”) che prendendo le redini in mano e non attenendosi a quanto pattuito da Barracano, fa rientrare la vicenda nell’ambito di una giustizia totale che sia anche quella pubblica e dello stato.

Il suo disubbidire alle vertenze del sindaco è un atto liberatorio, che rimette in gioco tutto e il contrario di tutto: nelle sue parole si intravedono tanto le visioni di un futuro segnato dalla guerra dei figli di Don Antonio con Santaniello (il panettiere) che porterà alla distruzione totale, tanto quanto l’idea non più tanto utopistica di un mondo dove la giustizia è davvero uguale per tutti.

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