Il fuoco del palcoscenico e la verità di Sartre: una serata al Teatro Sant’Eugenio di Palermo
La messa in scena di Porta Chiusa di Jean-Paul Sartre ci ricorda che "l'inferno sono gli altri"

Il fuoco del palcoscenico e la verità di Sartre: una serata al Teatro Sant’Eugenio di Palermo
La messa in scena di Porta Chiusa di Jean-Paul Sartre ci ricorda che “l’inferno sono gli altri”
Palermo 17.04.2026. Ci sono appuntamenti che la vita sembra divertirsi a rimandare. Erano anni che la splendida Stefania Chiavetta mi invitava a vederla recitare, a testimoniare quel pezzo di anima che ogni artista, attore, musicista, regala al cast artistico di cui fa parte, ma soprattutto al suo pubblico. Tra i miei impegni, le sue prove e quella “ordinaria ed essenziale quotidianità” che spesso ci divora, il momento giusto sembrava non arrivare mai. Fino a ieri sera.
Dopo una giornata lavorativa infinita, passata a incastrare progettualità e fatiche, la voglia di esserci era più forte della stanchezza. Un messaggio veloce: “Sto arrivando!”. Ed eccomi lì, tra le poltrone del Teatro Sant’Eugenio di Palermo, in trepida attesa di assistere a quest’appuntamento della rassegna “venerdì contemporaneo 2026” con la direzione artistica di Marco Pupella e la regia di Francesco Grisafi .
L’inferno ha un nuovo volto
La messa in scena di Porta Chiusa (Huis Clos) di Jean-Paul Sartre ci scaraventa in un aldilà claustrofobico: una stanza, tre persone, nessuna via d’uscita. Qui, Francesco Grisafi (anche regista dell’opera) nel ruolo di Garcin, un giornalista che ha tradito la moglie, tanto lugubre quanto tenero, tanto boia, quanto vittima con la bravissima attrice Martina Galione nei panni di Estelle “la piccola”, una donna borghese vanitosa che in vita ha ucciso la sua bambina e con la stupenda Stefania Chiavetta, nel ruolo di Inès, un’impiegata della posta, donna lucida, sadica e manipolatrice, costruiscono insieme un triangolo di tensione purissima. La trama è spietata: tre anime condannate a farsi da specchio per l’eternità, in un gioco di sguardi che bruciano più delle fiamme. Tre carnefici, tre vittime, tre dannati, tre morti, una porta chiusa, un taglia carta, nessuno specchio, l’ossessione per gli sguardi altrui. Manca tutto, ma non manca nulla.
La metamorfosi di Stefania Chiavetta
Ma parliamo di lei, di Stefania. Conosco il suo magnetico sorriso, quella gioia e sincerità d’animo che emana nella vita di tutti i giorni. Vederla nei panni di Inès (un personaggio che è l’esatto opposto della sua essenza) è stato uno shock meraviglioso.
Inès è crudele, lucida, quasi feroce nel suo modo di sputare la verità nuda e cruda. Eppure, Stefania in scena ha un fuoco speciale. Nonostante la “cattiveria” del ruolo, splende di una luce magnetica. È stata incredibilmente convincente e realistica: c’è un solo punto in cui la Stefania reale e quella teatrale si sono incontrate, ed è nella sincerità. La stessa onestà che mette nell’amicizia, l’ha portata sul palco per servire un personaggio difficile e spigoloso.

Ho aspettato con impazienza la fine della rappresentazione per poterti finalmente riabbracciare e, in quel gesto, restituirti tutta l’energia travolgente che avevi appena generato in me.
Nonostante il mio corpo fosse ancora teso per la frenetica giornata e per la carica emotiva dello spettacolo, la mia anima traboccava di orgoglio per tutti gli attori che hanno calcato quel palco. Quando ci troviamo di fronte a figure artistiche di questo livello — così preparate, professionali e spaventosamente reali nel proprio ruolo — ogni confine tra finzione e realtà svanisce. È proprio in quel momento che accade il miracolo: l’arte raggiunge il suo scopo più alto e ci tocca nel profondo.
Chiudo questo articolo esattamente come Sartre: “L’inferno sono gli atri” e noi l’inferno lo lasciamo proprio agli altri, noi trasformiamo quest’inferno in qualcosa di paradisiaco, la bellezza dell’arte!
In replica il 17.04.2026 al ridotto del Teatro Sant’Eugenio a Palermo, ore 21.00. Assolutamente da non perdere!
Marianna Costantino



