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IL CARO ESTINTO (di G. PIZZO)

Prima cosa nostra ammazzava i cristiani ora, in crisi di pallottole, li vuole seppellire

La notizia degli arresti dei boss di Ciaculli che progettavano un cimitero di cosa nostra tra i mandarini potrebbe far pensare ad un film degli anni 60 con Alberto Sordi.

Invece è tragica attualità. In questo contesto è tutto tragico come la morte.

Prima cosa nostra ammazzava i cristiani ora, in crisi di pallottole, li vuole seppellire.
Il sindaco, con enorme ipocrisia, plaude all’intervento delle forze dell’ordine, dichiarando che fino a quando ci sarà lui mai la mafia farà affari a Palermo.

Ma è proprio così? E gli interessi sui rifiuti “maltrattati” o non trattati a Bellolampo? E gli interessi della cricca dell’urbanistica in una città sprovvista da decenni di un trasparente piano regolatore?
Il brodo di coltura dove gli interessi illegittimi e criminali si annidano è proprio un’amministrazione inefficace ed inefficiente.

In una città normale l’azienda municipalizzata per le acque non viene sequestrata per disastro ambientale.
Nelle altre città il servizio di ritiro degli ingombranti viene fornito con rapidità ed efficienza, non viene alimentato un circuito illegale di trasporto e abbandono di rifiuti con lape e furgoncini.
In una città civile i morti si seppeliscono con dignità e umanità, non si accatastano bare, facendo sognare a vecchi boss il business del caro estinto.

Tutti queste disservizi favoriscono i comportamenti illegittimi e criminali che a parole Orlando dichiara di combattere. Io non so se in quarant’anni il nostro eterno Sindaco ha scacciato la mafia. Sicuramente inefficacia, inefficienza e scarsa trasparenza la nutrono e favoriscono.

La mafia si combatte con i comportamenti, con il lavoro, con i servizi pubblici normali, non con targhe, patenti e cordogli pelosi.

Le mille bare sono un monumento a coloro che di morte sono esperti.
Un invito a nozze.

Giovanni Pizzo

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