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I vecchi volti del nuovo gruppo all’Ars

Aria di rivoluzione all’Ars, se solo cambiassero realmente gli attori di Sala d’Ercole. E invece no, è solo un balletto visto e rivisto, polemiche, formazioni di ‘nuovi’ gruppi parlamentari e schieramenti. Protagonista, ovviamente, sempre lui, il presidente Saro. Si perchè proprio su di lui si concentra la discussione, su chi lo continua ad appoggiare, chi vuole le elezioni e chi esorta alle nuove riforme.
Iniziamo da chi ha deciso di sostenere Rosario. Il Megafono Pse: ieri sono tornati i socialisti a Palazzo dei Normanni dopo circa un ventennio di assenza. Il vice-presidente vicario Antonio Venturino ha confermato il suo sostegno al governatore siciliano. Venturino, si legge in un comunicato del PSE : “Fin dalla sua adesione al PSI era consapevole della necessità di identificare all’interno dell’assise regionale un gruppo di parlamentari che condividessero una visione riformista, socialista e democratica, europeista”.  Ma ricordiamo chi è Venturino? Eletto all’Ars nel 2012 con il Moviemnto 5 stelle, l’ex grillino fu ‘ripudiato’ perché non volle cedere la sua indennità. Lui difese dicendo che il movimento era troppo ‘confusionario’.
Al nuovo ‘Megafono’ , che nuovo si fa per dire, hanno aderito altri nomi noti, Giovanni Di Giacinto, confermato presidente del gruppo, che nel 2012 nel suo viaggio da Grande Sud alla lista Crocetta, ha portato con sé un’inchiesta per abuso d’ufficio e una lunga scia di sospetti. Accanto si schiera Nino Oddo che spunta  pure tra i protagonisti di una nota che Lucia Borsellino l’anno scorso aveva inviato alla Procura di Palermo, dove segnalava  “di avere subito pressioni da parte di personaggi politici, gli onorevoli Oddo e Di Giacinto affinché intervenisse sul neo direttore generale dell’Asp di Trapani, Fabrizio De Nicola, per agevolare la nomina presso quell’azienda del Sampieri  nella carica di direttore sanitario”. Marco Forzese è l’altro deputato del Megafono che fa parte del nuovo gruppo parlamentare, la sua carriera nasce all’Udc, per poi passare al Mpa, al Pdr e infine al Megafono; nel 2011 fu  indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al Comune di Catania ma durante l’amministrazione Crocetta fu al centro delle cronache perchè ebbe recapitata una busta minatoria in ufficio.
Ducis in fundo, proviene dalle forze dell’ordine, Antonio Malafarina, vice questore di Gela, al fianco del Presidente fin dalla campagna  elettorale. Nel suo passato nessun punto oscuro, solo una speranza: “Insieme lavoreremo per ripulirla Sicilia dalla mafia”.
Invece  l’Udc di D’Alia fa suo l’aut aut di Renzi: “O si governa o si va casa” : è la sintesi che scaturisce dall’incontro durato poco meno di due ore tra il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, il segretario regionale del Pd Fausto Raciti e l’Udc, partiti della coalizione con cui Crocetta ha vinto le elezioni tre anni fa.
“Le parole di buon senso sono venute dal premier Matteo Renzi: o si governa o si va a casa. E questo lo abbiamo ribadito al presidente della Regione – ha detto il presidente nazionale dell’Udc Gianpiero D’Alia, che ha partecipato all’incontro. “Ci sono – ha aggiunto – una serie di provvedimenti importanti: la partita fondamentale riguarda la stabilità economica e finanziaria della Regione. Sono positivi i segnali venuti dal governo e dal Parlamento nazionale e quindi dalla maggioranza che sostiene Renzi, inclusi gli amici di Ncd”.
D’Alia esclude l’ipotesi di un voto in autunno, “la escludo anche tecnicamente”. Ma “la durata della legislatura e del governo – ha ribadito il leader centrista – dipende da ciò che si farà nei prossimi mesi, dalla riforma delle Province ai rapporti finanziari con lo Stato. Dobbiamo cogliere l’aspetto positivo del richiamo del Presidente del Consiglio”.
Ancora in bilico il Pd:  una prima indicazione sul futuro del governo Crocetta verrà dall’assemblea del partito siciliano programmata per lunedì prossimo, sempre che si superino gli ostacoli procedurali: il presidente dell’assemblea dem, Marco Zambuto, oggi ha stigmatizzato la convocazione dell’assise fatta da Raciti, al quale, per statuto, non spetterebbe questo compito.
Intanto rimane in stand by la riforma delle province, se ne doveva discutere in aula ieri, ma Sala d’Ercole era deserta.  Dovrebbe essere approvata entro venerdì altrimenti “andiamo tutti a casa” aveva detto il Presidente dell’Ars Ardizzone, ma sarà improbabile che la si possa fare questa settimana con tutte le tensioni politiche che si registrano e che non si risolveranno prima della prossima di settimana.
Così la riforma slitterà a metà agosto e nessuno lascerà la poltrona.

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