“Gutti Me”, quando la musica risuscita i ricordi e ci fa credere nella vita eterna
Una composizione di Francesco Panasci dedicata a Salvo Guttilla, sassofonista e compositore jazz di Bolognetta, scomparso nel 2012 negli Stati Uniti dopo avere costruito con Panastudio una pagina importante della storia discografica jazz siciliana.

Perché scrivo oggi di Salvo Guttilla, a distanza di tanti anni da quel tragico incidente stradale che nel 2012 lo portò via alla sua famiglia, agli amici e alla musica?
La risposta è semplice. Tre giorni fa ho completato una nuova composizione musicale. Un brano nato quasi all’improvviso, scritto, arrangiato e orchestrato nel giro di pochissimo tempo. L’ho intitolato “Gutti Me”.
Non cercavo una commemorazione e non stavo preparando un anniversario. Stavo semplicemente seguendo una melodia che sembrava avere già una sua strada. Nota dopo nota, però, mi sono accorto che quel dialogo musicale aveva un destinatario preciso: Salvo.
Mentre lavoravo al brano è accaduto qualcosa che mi ha profondamente colpito. Ho scoperto che proprio negli stessi giorni la famiglia di Salvo, con la quale non avevo contatti da tempo, stava parlando di me, ricordando gli anni di Panastudio, le produzioni discografiche, le notti passate in studio e quel lungo percorso umano e professionale condiviso.
Credo che esistano connessioni che il tempo non riesce a spezzare. Non sempre sappiamo spiegarle, né misurarle. Possiamo soltanto prenderne atto quando si manifestano.
Da anni rifletto sul concetto di energia e sulla sua capacità di trasformarsi senza scomparire. Forse accade anche ai legami autentici: cambiano forma, ma continuano a vivere dentro di noi.
Per questo considero “Gutti Me” molto più di una composizione musicale. È la prova che alcune presenze trovano sempre il modo di tornare a parlarci, attraverso una melodia, un ricordo o una coincidenza che arriva nel momento giusto.
Non so dare una spiegazione razionale a certe coincidenze. So soltanto che, mentre componevo “Gutti Me”, persone lontane tra loro, separate da anni di silenzio e da migliaia di chilometri, stavano tornando con il pensiero agli stessi ricordi.
Forse è soltanto una coincidenza. Oppure è uno di quei misteriosi fili invisibili che continuano a unire le persone anche quando il tempo sembra averle allontanate. In ogni caso, è da qui che nasce questo racconto.
Prima di “Gutti Me”, una storia lunga una vita
Ci sono persone che il tempo non riesce a cancellare. Restano nascoste in una fotografia, in una vecchia registrazione, in uno spartito dimenticato in un cassetto. Poi accade qualcosa. Una melodia, una nota, un accordo. E all’improvviso ritornano accanto a noi.
È quello che mi è accaduto componendo “Gutti Me”, un brano dedicato a Salvo Guttilla, amico fraterno, musicista visionario e compagno di un’avventura artistica che ha segnato una parte importante della mia vita.
Salvo Guttilla, il sax che guardava lontano
Salvo Guttilla, nato nel 1964 e scomparso nel 2012, era originario di Bolognetta, in provincia di Palermo. Sassofonista, compositore e musicista jazz di grande sensibilità, aveva scelto di trasferirsi negli Stati Uniti per dare respiro internazionale alla propria carriera artistica.
Con Panastudio Productions, sotto la mia direzione artistica e produttiva, realizzò due lavori discografici importanti: “Anyway”, pubblicato nel 1997, e “Inside”, pubblicato nel 2000. Brani come “Sweet Love”, “Oasi” e “The Woman I Love” raccontano ancora oggi il suo linguaggio musicale, sospeso tra jazz melodico, smooth jazz e radici siciliane.

Molto legato alla sua terra, Salvo portava dentro la memoria dell’emigrazione siciliana e nei suoi concerti amava richiamare anche suggestioni legate a “La spartenza” di Tommaso Bordonaro, simbolo potente del distacco, del viaggio e della ricerca di una nuova vita lontano dalla Sicilia.
Le notti di Panastudio Record
La nostra storia musicale comincia nel 1998, quando insieme lavorammo alla realizzazione di Panastudio Record a Palermo. Non avevamo grandi capitali alle spalle, ma possedevamo qualcosa che oggi sembra quasi irreale: una passione assoluta per la musica e una fiducia sconfinata nei sogni.
Costruimmo con le nostre mani tutto ciò che serviva per trasformare quello spazio in uno studio di registrazione professionale. Passavamo giornate e notti intere tra cavi, microfoni, software, computer, apparecchiature e sperimentazioni sonore. Eravamo musicisti, produttori, tecnici e ingegneri del suono allo stesso tempo.
Per noi fare musica non era un lavoro. Era una scelta di vita.
Lasciavamo famiglie, appuntamenti, occasioni di svago. Tutto passava in secondo piano rispetto alla voglia di creare, registrare, studiare e sperimentare nuovi linguaggi musicali. La creatività non conosce orari e non accetta limiti. Per questo le nostre giornate finivano quasi sempre all’alba.
Salvo ogni mattina scendeva da Bolognetta per raggiungere Palermo e spesso rientrava a casa a notte fonda. Molti ci consideravano dei folli. Probabilmente lo eravamo davvero. Ma eravamo folli di quella follia che appartiene a chi crede nei propri sogni.
Intanto Panastudio Record cresceva. Arrivavano produzioni, artisti, nuovi progetti. E mentre tutto prendeva forma, lavoravamo ai due album che hanno segnato il percorso artistico di Salvo: “Anyway” e “Inside”.
Furono anni intensi. Gli arrangiamenti, le produzioni, le registrazioni, le scelte artistiche: tutto nasceva da un confronto continuo. Cercavamo una dimensione internazionale per la nostra musica e immaginavamo scenari sempre più grandi.
Il sogno americano di Salvo
Poi arrivò il momento della scelta.
Salvo decise di lasciare l’Italia e costruire una nuova vita negli Stati Uniti insieme alla sua famiglia.
Ricordo ancora le nostre lunghe conversazioni. Mi raccontava delle difficoltà burocratiche, dei visti, dei sacrifici necessari per iniziare da capo. Io, sinceramente, non volevo che partisse. Cercai in tutti i modi di convincerlo a restare.
Eravamo una squadra. Eravamo amici. Eravamo Panastudio.
Ma la sua voglia di confrontarsi con il mondo era più forte di ogni altra cosa.
Negli Stati Uniti Salvo riuscì a realizzare parte di quel sogno che aveva inseguito per anni. Lavorava, suonava, costruiva il proprio futuro con la determinazione che lo aveva sempre contraddistinto. Era orgoglioso del percorso compiuto, della sua nuova vita americana e del traguardo di essere diventato cittadino americano.
Nelle nostre conversazioni percepivo l’entusiasmo di chi aveva avuto il coraggio di ricominciare da capo e stava raccogliendo i primi risultati di una scelta difficile ma fortemente voluta. Mi invitava spesso a raggiungerlo. Mi diceva: “Francesco, uno come te in America diventerebbe immediatamente uno dei più grandi produttori”.
Per un periodo quella possibilità mi fece riflettere davvero.
Ma il richiamo della mia terra, della mia famiglia e di tutto ciò che stavamo costruendo a Palermo fu più forte. Panastudio cresceva come casa discografica, editrice e centro di produzione. Nascevano nuove collaborazioni, nuovi artisti, nuove iniziative culturali ed editoriali.
Scelsi di restare.
L’incidente e il silenzio
Poi, improvvisamente, tutto si fermò.
Nel 2012 Salvo Guttilla perse la vita in un incidente stradale a Newburgh, nello Stato di New York. Aveva 48 anni. Lasciò la moglie, le sue due figlie e tanti progetti che aveva appena iniziato a trasformare in realtà.
Se ne andò nel pieno della sua ambizione, nel pieno dell’orgoglio di musicista, nel pieno della maturità artistica e di quella inesauribile voglia di guardare sempre oltre i confini già raggiunti.
La notizia arrivò come un colpo durissimo per chi gli aveva voluto bene, per i musicisti che avevano condiviso con lui palchi e studi di registrazione e per tutti coloro che avevano conosciuto la sua sensibilità umana e artistica.
Da allora sono passati molti anni.
Eppure ci sono legami che non si spezzano.
“Gutti Me”, una conversazione che riprende
“Gutti Me” nasce da questo.
Non è soltanto una composizione musicale. Non è soltanto un omaggio.
È una conversazione che riprende dopo anni di silenzio.
È il pianoforte che torna a cercare quel sax.
È il ricordo che smette di essere nostalgia e diventa presenza.
Forse la musica possiede davvero un dono speciale: quello di attraversare il tempo e custodire ciò che la vita sembra portarci via.
Per questo, mentre scrivevo le ultime note di “Gutti Me”, ho avuto una sensazione precisa: alcune persone non ci lasciano mai davvero.
Continuano a vivere nei luoghi che hanno abitato, nelle opere che hanno creato, nei sogni che hanno condiviso con noi.
E qualche volta, quando una melodia trova finalmente la sua strada, ritornano a sedersi accanto a noi.
Come se non fossero mai andate via.
Gutti Me sarà disponibile a breve sui canali ufficiali Panastudio con contenuti dedicati alla memoria di Salvo Guttilla.



