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Governo, Grillo ago della bilancia

M5s, foto internet

 

Lo scenario politico italiano che è fuoriuscito dalla bollente tornata elettorale diventa sempre più complicato e difficile da affrontare. A tenere banco, ovviamente, l’exploit del Movimento 5 Stelle che – attraverso il suo portavoce Beppe Grillo- continua a fare il bello e il cattivo tempo in un momento in cui l’Italia si trova senza un governo, a prescindere da tutte le dietrologie.

Questo è il quadro politico.

La maggioranza in numeri di voti effettivi, sia alla Camera che al Senato, è saldamente nelle mani della coalizione di centrosinistra: ma mentre alla Camera, per effetto del premio di maggioranza, il Partito Democratico gode di relativa tranquillità che permetterebbe un solido governo, al Senato la situazione è diversa. A causa di una legge elettorale che risente dell’influenza statunitense (ma noi è bene ricordarlo non siamo gli U.S.A., purtroppo o per fortuna) i seggi vengono attribuiti su base regionale ed è così che il Pdl ha preso più seggi del Pd, pur avendo meno voti effettivi, per essersi aggiudicata le “regioni determinanti per il voto” (Sicilia, Lombardia e Veneto, le cosiddette “Ohio italiane”).
Ma un governo dovrà pur esserci e anche in tempi brevi – se non altro vista la prossima elezione del Presidente della Repubblica (chi lo elegge?) – per non adagiarsi in una fase di stallo che potrebbe provocare danni inenarrabili.

Le possibilità di ottenere una maggioranza al Senato sono sostanzialmente tre:

1) Governo Pdl + Movimento 5 Stelle – a prescindere dai punti discordi, la maggioranza del Pd alla Camera non permetterebbe la governabilità.

2) Governo Pd + Movimento 5 Stelle – sembra l’ipotesi più accreditata e maggiormente percorribile. Il programma del Movimento potrebbe essere uno spunto interessante per far approvare alcuni punti cardine del Movimento grillino (diminuzione degli stipendi, legge elettorale, conflitto d’interessi, riduzione spese militari) dietro minacce di ingovernabilità. Movimento che potrebbe finalmente vedere in Parlamento alcune battaglie su legalità e costi della politica che, con molta probabilità, verranno approvate.

3) Governo Pd + Pdl – il “governissimo” sembra essere un’ipotesi lontana, ma dipende tutto da Grillo. Qualcuno dovrà pur governare e, se il Movimento non dovesse appoggiare anche dall’esterno il Pd, Bersani sarà costretto a turarsi naso, orecchie ed occhi per cercare di tornare al voto a Roma e non ad Atene.

Dopo una prima apertura di Grillo al Pd (“In Sicilia modello perfetto“) il comico ligure ha rifiutato – per ora – ogni appoggio a Bersani, salvo per qualche decreto “a prescindere da chi verrà proposto”.
La possibilità di portare in Parlamento il Movimento 5 Stelle finalmente ce l’ha ma, forse, non vuole essere assoggettata alle direttive del Pd in nome della logica condivisibile del rinnovamento politico.

Ci si chiede quale sia l’utilità di questo comportamento visto lo scenario drammatico. Lo spiega bene il senatore siciliano di (udite, udite) Grande Sud Mario Ferrara:  “Se dal M5S qualcuno continua a parlare di ‘modello Sicilia’ come possibile soluzione per superare lo stallo istituzionale, allora vuol dire che i parlamentari di Grillo voteranno la fiducia in Senato  al governo Bersani. Qualcuno non ricorda, o fa finta di non ricordare – aggiunge Ferrara –, che, a differenza di quanto accade nell’Isola, un governo nazionale per poter operare deve ottenere entro dieci giorni la fiducia dalle Camere. Se il M5S vuole influenzare le scelte del governo, così come accade in Sicilia, deve consentire all’esecutivo di governare, accordandogli, pertanto, la fiducia. Il resto sono solo chiacchiere in libertà che servono solo a disinformare e creare inutili aspettative. E poi – prosegue –, se è vero quello che dicono, cioè che il M5S è anche proposta e non solo protesta, perché tanti tentennamenti e ritrosie nel sottoscrivere con il Pd un patto programmatico governo? Solo se si è al governo si può realizzare ciò che è stato promesso agli italiani. A meno che – conclude Ferrara – lo scopo è un altro: destabilizzare le istituzioni e sperare in nuove elezioni per ottenere la maggioranza assoluta”.

Grillo forse spera in un governissimo Pd/Pdl per poi, una volta caduto inesorabilmente, potrebbe avere (e probabilmente sarebbe così) una larga maggioranza alla Camera, più di quella che ha attualmente il centrosinistra.
Ma al Senato il problema resterebbe: la maggioranza assoluta (non come partito ma come coalizione) in regioni come Veneto, Toscana, Emilia e – probabilmente – molte altre, come la Sicilia, è molto difficile da raggiungere.

Il problema sarebbe così solamente rimandato ma a maggioranza invertita e in uno scenario economico-politico sicuramente peggiore di quello attuale: instabilità nei mercati, crescita spread e calo immane della borsa. Questi gli effetti del post-elezione.

Questo è avere a cuore le sorti dello stato? Il Movimento non dovrebbe andare contro le logiche di potere e le poltrone ma per il buon senso?

Il nuovo che avanza va benissimo: la possibilità tanto millantata di essere ascoltato da chi si è sempre criticato è reale, concreta.

Ma se dopo anni di battaglie per rivendicare il giusto una volta che si ha l’opportunità di fare qualcosa politicamente non la si fa ci si fanno parecchie domande. A cosa serve questo movimento oltre a protestare e insultare, per bocca del suo leader, qualsiasi cosa al di fuori di se?

Forse la pressione di reggere un governo nazionale– che non è come amministrare Parma – mette un po’ di “timore” (logico) sulle spalle del Movimento e del suo deus ex machina. Ma siamo in politica.

P.s. – Circola in rete una petizione proposta da molti militanti del Movimento 5 Stelle stesso: l’appello è molto chiaro “Beppe, apri al Pd”, lui sembra non cogliere.

 

Simone Giuffrida

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