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Giusy Randazzo nel mirino dei social dopo una puntata contro odio e discriminazione

Nel corso dell’appuntamento, la conduttrice ha ospitato una coppia gay e Davide e Marianna

Giusy Randazzo, conduttrice televisiva e iscritta alla Federazione Internazionale Turismo e Giornalismo – Press IFTAJ, è stata recentemente bersaglio di offese, ingiurie e commenti denigratori sui social network in seguito a una puntata della sua trasmissione dedicata al tema della discriminazione online.

Nel corso dell’appuntamento, la conduttrice ha ospitato una coppia gay e Davide e Marianna, coppia spesso protagonista sui social e su TikTok, da tempo oggetto di attacchi e insulti sul web. L’obiettivo della puntata era esclusivamente quello di dare spazio e voce a chi quotidianamente subisce parole d’odio, permettendo agli ospiti di raccontare in prima persona il disagio vissuto.

Nessuna provocazione e nessuna spettacolarizzazione, ma ascolto, confronto e rispetto del ruolo informativo della televisione. Durante la trasmissione, la coppia gay ha scelto di raccontarsi apertamente, parlando della propria relazione e della propria identità: un gesto di coraggio che, paradossalmente, ha generato ulteriori attacchi sui social, con commenti discriminatori e domande come “perché invitate i gay in trasmissione?”.

La loro presenza non aveva intenti provocatori, ma rappresentava una richiesta di normalità, rispetto e diritto di parola, diritti che dovrebbero appartenere a chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Spazio è stato dato anche a Davide e Marianna, che hanno raccontato le difficoltà quotidiane e le esperienze di discriminazione ricevute online. Un racconto umano e diretto che, invece di stimolare riflessione, ha innescato reazioni aggressive da parte di alcuni utenti.

Oltre agli ospiti, anche la stessa Giusy Randazzo è stata attaccata personalmente, con frasi offensive e tentativi di screditarne la professionalità, arrivando a ridicolizzare il suo ruolo e l’emittente per cui lavora, definita impropriamente una “TV locale”. Un’etichetta che ignora il contesto attuale del panorama televisivo italiano, oggi caratterizzato da emittenti regionali e piattaforme streaming che hanno superato da tempo il concetto tradizionale di localismo.

«Ho semplicemente fatto il mio lavoro – ha dichiarato la conduttrice – dando voce a persone che chiedevano di raccontare ciò che subiscono ogni giorno. Non ho giudicato e non ho imposto opinioni: ho ascoltato».

L’episodio riaccende il dibattito sul clima di odio che spesso si sviluppa sui social, colpendo non solo chi si espone, ma anche chi sceglie di offrire uno spazio di confronto.

Dare voce non significa approvare, ma permettere alle storie di essere raccontate.

E l’informazione, per sua natura, non dovrebbe mai essere punita con l’insulto.

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