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Giovani sempre più violenti: l’Italia si interroghi cosa sta succdendo

Crescono omicidi, bullismo e odio tra adolescenti. Ma i genitori dove sono?

La violenza dei ragazzi e l’assenza degli adulti

Omicidi, bullismo e femminicidi tra minori: l’Italia sprofonda in una spirale di devianza giovanile e silenzio educativo

02 aprile 2025 – Dalla Sicilia a Pisa, il nostro Paese assiste a una mutazione sociale preoccupante: ragazzi violenti, genitori assenti e una società troppo distratta per accorgersene.

Negli ultimi mesi, le cronache italiane sono state invase da episodi di inaudita violenza che coinvolgono sempre più spesso i giovanissimi. Omicidi compiuti da minorenni, femminicidi in ambito relazionale, bullismo feroce dentro e fuori le scuole, fino agli atti di cyberbullismo che si trasformano in persecuzioni digitali. I dati del 2024 sono chiari: l’11% degli omicidi volontari in Italia è stato commesso da minorenni, rispetto al 4% dell’anno precedente. Intanto, il bullismo cresce: oltre 1 milione di adolescenti italiani ha subito cyberbullismo e 800.000 hanno ammesso di averlo praticato.

Nell’ultima settimana, la Sicilia ha pianto la giovane Sara Campanella, 22 anni, uccisa a coltellate a Messina da un coetaneo. A Partinico, una lite per una precedenza si è trasformata in un omicidio. A Gela, un minorenne è stato arrestato con 19 kg di droga. A Catania, un gioielliere è stato rapinato e ferito da un giovanissimo. Il fenomeno è trasversale, riguarda piccoli centri e grandi città, famiglie borghesi e contesti fragili.

Al centro di questo scenario, una domanda brucia: dove sono i genitori? Possibile che non vedano, non ascoltino, non intuiscano la rabbia dei propri figli? Non è solo assenza fisica. È una disconnessione emotiva, spesso mascherata da un’eccessiva fiducia nella scuola o da una delega sistematica agli “altri”. Invece, è tra le mura domestiche che si forma o si disfa il senso morale.

Molti genitori sono ormai inghiottiti da uno stile di vita digitale, ipnotizzati dagli stessi social network che stanno educando i loro figli. I ragazzi crescono in ambienti dove la violenza diventa intrattenimento, dove il dolore altrui è contenuto virale, dove il branco è più forte del pensiero. Ecco allora gruppi di adolescenti che bullizzano una compagna fragile, che filmano pestaggi per guadagnare “like”, che perseguitano coetanei fino al crollo psicologico o al gesto estremo. A volte, anche le ragazze diventano carnefici, spietate nel colpire chi appare “diversa”, “strana”, “debole”.

Non è solo un problema di devianza giovanile. È una falla educativa che riguarda tutta la società. È l’assenza di riferimenti, la mancanza di adulti credibili, capaci di dire no, di vedere in anticipo la deriva, di porre un limite.


Il ruolo dei social e la fragilità mentale

I social network, sebbene strumenti neutri per definizione, sono diventati luoghi di esibizione della forza, della perfezione, della competizione tossica. I giovani si definiscono attraverso filtri, challenge, performance aggressive. La fragilità viene esclusa, l’empatia è bandita, la violenza è spettacolo.

Il risultato? Generazioni disorientate, prive di una bussola, prede di modelli finti, con una percezione distorta della realtà. Non sanno più piangere, ascoltare, attendere. Solo chi urla più forte viene ascoltato.

Non bastano le iniziative spot, le campagne occasionali, le condanne a posteriori. Serve una rivoluzione educativa e sociale. Bisogna restituire autorevolezza agli adulti, investire sulla formazione emotiva e psicologica nelle scuole, creare task force permanenti contro bullismo e violenza. E soprattutto, serve una responsabilizzazione concreta delle famiglie, con percorsi obbligatori di educazione alla genitorialità.

Misure urgenti, non più rinviabili

Non possiamo più limitarci a contare le vittime, né affidarci a generiche promesse politiche. Servono misure immediate, coraggiose e precise. Prima fra tutte: vietare l’uso dello smartphone ai minori di 14 anni, salvo strumenti controllati e scollegati dai social. È ora di introdurre il concorso di colpa per i genitori in caso di episodi gravi di bullismo e violenza commessi dai figli: se un ragazzo agisce con brutalità, è anche perché chi lo cresce ha fallito nel vigilare.

Occorre rafforzare l’educazione civica e digitale nelle scuole, con percorsi permanenti di formazione emotiva. E parallelamente, avviare una formazione obbligatoria per genitori, non solo quando esplode il problema, ma come parte integrante del loro ruolo.

Serve un cambio di paradigma: non c’è più tempo per delegare, perché chi tace oggi, sarà corresponsabile domani.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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