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LA GIORNATA MONDIALE DEL DISTURBO BIPOLARE

LA GIORNATA MONDIALE DEL DISTURBO BIPOLARE –  CELEBRATA IL 30 MARZO  GIORNO DI  NASCITA DI VINCENT VAN GOGH

 

La Giornata Mondiale del Disturbo Bipolare è celebrata ogni anno il 30 di marzo; la Giornata è stata ufficialmente annunciata nel corso dell’inaugurazione della 16’ Conferenza della “International Society for Bipolar Disorders” (ISBP) tenutasi otto anni fa a Seul, capitale della Corea; la data scelta ricade per il compleanno di Vincent Van Gogh, affetto da disturbo bipolare.

L’iniziativa è stata promossa, oltre che dalla ISBP, dalla “Asian Network of Bipolar Disorder” e dalla International Bipolar Foundation” ma è rivolta a tutte le organizzazioni che nel mondo si occupano di salute mentale, affinché siano organizzati eventi locali per sensibilizzare i media e l’opinione pubblica sui temi dei disturbi bipolari.

L’iniziativa della giornata mondiale costituisce una occasione importante per far conoscere al maggior numero possibile di persone in tutto il mondo le problematiche e le possibilità di cura del disturbo bipolare. Si tratta di una malattia mentale che rappresenta una sfida per il paziente, gli operatori sanitari, i familiari e l’intera comunità.

Come scrive la celebre psichiatra americana Kay Redfield Jamison nel suo libro dedicato alle relazioni tra disturbi dell’umore e produzione artistica “Toccato dal Fuoco” (TEA, Milano, 1997): «A Vincent van Gogh sono state diagnosticate praticamente tutte le malattie note all’uomo, e qualcuna di più. Tra varie altre diagnosi, sono state proposte quelle di epilessia, schizofrenia, intossicazione da assenzio, porfiria e sindrome di Menière». Tuttavia, dopo circa un secolo di dibattiti tra molti illustri specialisti e varie scuole di pensiero, l’ipotesi più accreditata è che l’artista soffrisse di una forma di disturbo bipolare, probabilmente complicato da attacchi epilettici e, negli ultimi anni di vita, da episodi psicotici.

Nei periodi in cui la malattia si placava e si trasformava in una fertile esaltazione creativa, Vincent Van Gogh ci ha regalato una pittura plastica, energica, dai cromatismi travolgenti, visionaria, surreale e al tempo stesso concreta, immediata, in grado di arrivare all’essenza delle cose, delle situazioni e dei gesti.

Vincent non fu l’unico membro della famiglia Van Gogh a soffrire di disturbi psichici. Il fratello Theo soffrì per tutta la vita di episodi depressivi particolarmente acuti, sfociati in una vera e propria psicosi nell’ultima parte della vita. La sorella Wilhelmina andò incontro a numerose e non meglio precisate “crisi nervose”  che la portarono a passare oltre 40 anni della propria vita in ospedali psichiatrici. Il fratello minore Cor morì suicida in giovane età.

La storia della famiglia di Van Gogh  sottolinea come i disturbi psichiatrici siano a tutti gli effetti patologie con una base organica e con una componente genetica complessa che può propagare di generazione in generazione la propensione a svilupparli qualora intervengano fattori ambientali sfavorevoli.

Mentre cresce in tutto il mondo il riconoscimento del disturbo bipolare come condizione medica, come il diabete o le malattie cardiache, in altre parti del mondo, purtroppo, lo stigma associato alla malattia costituisce un ostacolo alla cura ed impedisce la diagnosi precoce e l’inizio di una cura efficace. Ancora oggi spesso è erroneamente diagnosticata e trattata a volte come “semplice” depressione, altre volte come un disturbo schizofrenico. Gran parte della confusione

deriva dal fatto che in realtà non esiste un unico disturbo bipolare ma diversi sottotipi per identificare i quali è necessaria una specifica competenza e una lunga esperienza.

I sintomi consistono nell’alternanza fra le due condizioni contro-polari dell’attività psichica: l’eccitamento (la cosiddetta mania) e al rovescio la sua inibizione, ovvero la depressione, unita a nevrosi o a disturbi del pensiero. Se la prima condizione mette a dura prova il sistema di affetti e relazioni per i comportamenti disinibiti, rischiosi o aggressivi, la seconda presenta spesso sentimenti di colpa, rovina ed elevato rischio suicidario. Il trattamento del disturbo bipolare, specie delle fasi maniacali, è reso difficile dalla scarsa collaborazione di chi ne soffre e dal rischio di mancata aderenza alle prescrizioni. Si basa sull’impiego di farmaci, ma anche di alcune forme di psicoterapia, come quella psicoeducazionale, soprattutto nella fase di mantenimento, quando si cerca di evitare una ricaduta.

Come accade spesso con le malattie con una forte componente psicologica è difficile individuarne le cause. Il rischio di sviluppare questo disturbo, però, è maggiore del 20% per i familiari di primo grado dei pazienti. Cause scatenanti possono essere il consumo eccessivo di caffè, alcol, droga o altri stimolanti, le gravi irregolarità del sonno, una bassa qualità di vita, alcuni farmaci, e così via. La combinazione tra questi fattori e quelli genetici può causare la malattia.

La giornata mondiale nasce proprio con lo scopo di diffondere la conoscenza del problema e tutte le possibilità di cura di una patologia che l’attuale società ha contribuito ad amplificare a causa del “multitasking”: l’impegno in più attività e compiti differenti che spesso provoca un progressivo aumento di stati d’ansia e di stress che, se non gestiti, possono  sfociare in  patologie più gravi.

Caterina Guercio

 

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