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Gestione Palazzo S. Elia, Ferrandelli presenta interrogazione

Il deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli, ha presentato una interrogazione all’assessore per i Beni culturali, Antonio Purpura e al presidente della Regione, Rosario Crocetta sulla gestione di Palazzo S.Elia, di proprietà dell’ex Provincia Regionale di Palermo. Il parlamentare regionale del Partito Democratico parla di “ombre sulla governance di un Palazzo che doveva ospitare museo Guggenheim ed invece  è pessimo museo di provincia gestito con criteri poco trasparenti”.

“Si parla molto in questi giorni – scrive Ferrandelli – dell’importanza ed il ruolo economico della cultura e di quanto viene prodotto e stimolato attorno ad essa. Purtroppo però continuiamo ad assistere a scempi e distruzioni dei beni culturali che spesso gridano vendetta e certamente contribuiscono a mettere in crisi quel patrimonio pubblico dal quale in molti ci aspetteremmo un importante ritorno anche in termini di economia”.

“Ho il dovere di intervenire urgentemente – continua – sulla gestione di uno dei più importanti poli museali della città di Palermo: Palazzo Sant’Elia, di proprietà della Provincia Regionale di Palermo. Il Palazzo, che nell’originaria volontà avrebbe dovuto ospitare la sede del Museo Guggenheim Sant’Elia, in realtà ha purtroppo finito per divenire un pessimo museo di provincia, sul quale si adombrano forti dubbi sui criteri gestionali della stesso”.

“In particolare – sottolinea Ferrandelli – Palazzo Trigona di Sant’Elia è stato concesso quale cespite per la creazione della stessa Fondazione Sant’Elia e gestito direttamente da un Consiglio d’Amministrazione con a capo il Presidente della Provincia,  un Sovrintendente, tale avvocato Antonio Ticali, da sempre a capo della stessa Fondazione, voluto dall’allora Presidente Giovanni Avanti, nonché da un Comitato Tecnico Scientifico. Pur se la gestione di Palazzo Sant’Elia viene oggi affidata ad una Fondazione, creata ad hoc, non è assolutamente possibile che esso venga gestito secondo criteri non confacenti ad un museo che nella sostanza è un museo pubblico”.

“Sarebbe doveroso e obbligatorio verificare – continua – come mai un museo come Palazzo Sant’Elia, di proprietà della Provincia Regionale di Palermo, che partecipa alla gestione della Fondazione anche in termini economici e tramite tutto il personale utilizzato per la gestione, possa essere guidato secondo meccanismi lontani dai criteri gestionali pubblici. Pur se l’attuale Fondazione è una Fondazione di diritto privato, infatti, essa viene totalmente supportata da finanziamenti pubblici e dunque dovrebbe rispettare, almeno in parte, alcuni criteri che attengono le regole della pubblica amministrazione”.

Nell’interrogazione, il deputato del Pd chiede di conoscere “i criteri scientifici con i quali vengono individuate di volta in volta non solo le attività culturali proposte, ma i criteri relativi all’affidamento dell’immobile a singoli, associazioni, o gruppi, per le varie mostre ed esposizioni. Si apprende, ad esempio, di ripetuti affidamenti del Palazzo ad una “Associazione Socio Culturale EA Editore” ( Mostra Arte e Legalità, Biennale d’Arte….) della quale si gradirebbe conoscere il background culturale in grado di motivare tali ripetuti affidamenti”.

“Sarebbe importante capire e verificare chi, all’interno della Fondazione, – sottolinea Ferrandelli – ha la responsabilità giuridica delle singole scelte e la potestà decisionale dei criteri di affidamento del Palazzo che, insieme al Loggiato di San Bartolomeo, attiene alla Fondazione Sant’Elia. Risulta infatti che Palazzo Sant’Elia non solo viene affidato di volta in volta ad associazioni o singole persone con affidamenti diretti i quali, per l’utilizzo del Palazzo, non pagano alcuna tariffa, ma cosa veramente paradossale è che alle stesse associazioni viene concesso in parte o in tutto i fondi provenienti dallo sbigliettamento. Ma vi è di più: sembrerebbe che per alcune mostre, i singoli artisti abbiano peraltro pagato gli organizzatori per esporre le proprie opere”.

Il deputato de Pd chiede di far luce “sui criteri di affidamento dell’immobile e su chi ha utilizzato il Palazzo nei vari anni, così come le relative somme versate alla Fondazione Sant’Elia per l’utilizzo dell’immobile. Ricordo solamente che la Regione Siciliana, così come altri enti pubblici, affitta i propri immobili sulla base di precisi tariffari stabiliti. Alla luce di ciò sarebbe importante approfondire se sono state applicati con i medesimi criteri e le medesime tariffe da tutti coloro che hanno avuto affidato l’immobile”.

“In particolare – aggiunge – a partire dalla penultima mostra, “Artisti di Sicilia”, che si è svolta a Palazzo Sant’Elia, sarebbe interessante conoscere quale è stato il prezzo di affitto del Palazzo e quanto è stato incamerato dalla Fondazione tramite il relativo sbigliettamento. Da quanto si apprende parte delle somme sarebbero state versate alla società AXA, della quale non se ne conosce affatto il background culturale, ed alla quale sarebbero incredibilmente state versate il 70% delle somme relative ai biglietti di ingresso venduti”.

“In ultimo – conclude Ferrandelli – sarebbe importante capire quali sono i criteri formativi e culturali per i quali sia stato individuato direttamente alla guida di Palazzo Sant’Elia un avvocato, tale Antonio Ticali, e se la sua professionalità finisca per rispondere ai requisiti richiesti che un sovrintendente dovrebbe avere”.

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