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Futuro dei Cantieri Navali: i sindacati chiedono certezze

“I Cantieri del Sud non possono essere penalizzati. Non si può andare a due velocità, non possono esistere alcuni cantieri garantiti come  Monfalcone, Marghera e Ancona, dove i carichi di lavoro sono assicurati fino al 2025,  e altri, come  Palermo e Castellammare di Stabia,  messi in discussione. Oggi il  coordinamento nazionale della Fiom del gruppo Fincantieri si riunisce a Palermo per prendere delle decisioni e indire nuove azioni di lotta”, ha detto Bruno Papignani, il coordinatore nazionale Fiom,  aprendo la conferenza stampa che ha preceduto l’incontro,  in cui è stata espressa dalla Fiom e dalla Cgil grande preoccupazione per la tenuta occupazionale nei cantieri del Mezzogiorno d’Italia.

“Siamo disponibili a riaprire con Fincantieri la discussione sul contratto integrativo aziendale, disdettato dall’azienda – ha aggiunto Papignani – E’inaccettabile che  i lavoratori rischiano di avere 3 mila euro in meno. Per noi non è solo una questione  soldi, chiediamo di tornare a confrontarci con le richieste che riguardano i carichi di lavoro, il sottosalario,la giunga di appalti e subappalti,  causa dell’inefficienza e scarsa produttività che l’azienda tende a scaricare sui lavoratori”.

La fine delle commesse in autunno e lo spettro di una nuova cassa integrazione: questo lo scenario delineato in un cantiere che oggi vede i lavoratori Fincantieri ridotti a circa 400 unità, 1.500 con quelli dell’indotto, rispetto ai 5 mila lavoratori tra interni e indotto negli anni Novanta. “Il 5 novembre uscirà dal porto l’ultima nave della Msc in lavorazione. Poi non avremo nuove commesse. Chiediamo la distribuzione equa delle commesse in tutti i siti – ha dichiarato Serafino Biondi, Rsu Fiom Cgil Palermo dei Cantieri Navali – Non capiamo perché per Palermo la missione produttiva non possa avere continuità e dobbiamo andare incontro a una nuova cassa integrazione, già subita pesantemente negli ultimi cinque-sei anni. Come scusa utilizzano il fatto che non c’è il bacino da 80 mila tonnellate annunciato e quindi che Palermo non è in grado di lavorare. Questo è un ricatto, per mettere i lavoratori in una condizione di debolezza nella discussione sul contratto integrativo”.

“Non è vero che Palermo non può lavorare: siamo l’unico cantiere del Mediterraneo con un bacino da 400 mila tonnellate, in grandi di realizzare grandi navi. I Cantieri Navali sono l’ultima grande industria rimasta a Palermo. Se dovessero chiudere, continuando sulla scia delle grandi industrie che smobilitano dalla nostra terra,  da periferici diventeremmo marginali – ha lanciato l’allarme  il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo –  Occorre puntare sul rilancio del settore manifatturiero:  con Cisl e Uil abbiamo chiesto ai capigruppo del consiglio comunale e dei partiti all’Ars di incontrarci. La classe dirigente deve darsi da fare. Per ora, gli unici ad alzare la voce sulla sopravvivenza del Cantiere sono i sindacati. Abbiamo chiesto un incontro al ministero delle Infrastrutture e al ministero dello Sviluppo Economico, per sapere a che punto  sono i fondi per i bacini. Il sindaco Orlando  ha rilanciato assieme a noi questa richiesta, il governo regionale invece è rimasto completamente assente”.

“La partita del Cantiere Navale non può essere giocata sulla pelle dei lavoratori. Bisogna smetterla con l’idea  che se non si realizzano le infrastrutture non ci può essere lavoro. E’ un falso: il cantiere oggi è in condizione di costruire e riparare navi – ha ribadito il segretario della Fiom Cgil di Palermo Angela Biondi – Per le  nuove infrastrutture esistono risorse già stanziate che rischiano di perdersi: per il bacino da 80 mila tonnellate  ancora aspettiamo dalla Regione tre righe per il ristorno dei fondi. La nostra vertenza mette al centro carichi di lavoro e sviluppo futuro: chiediamo alla classe politica di tirare fuori un progetto industriale”.

Il coordinatore nazionale, Papignani, infine, a proposito delle riunioni sul Cantiere navale svolte nei  mesi scorsi  a Roma, alla presenza della Regione siciliana, per sollecitare l’iter dei bacini,  ha detto: “Sono rimasto sconvolto.  Sono riunioni del tutto inutili. L’assessore che si era impegnata con noi  ci aveva detto che nelle commissioni tutto filava  liscio. E’ rimasto invece tutto come prima”:

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