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Furti in gioielleria con il magnete: smascherati dai tatuaggi e dai selfie sui social

Due fratelli e il loro cognato avevano organizzato in famiglia un doppio colpo nello stesso giorno. A tradirli, le foto pubblicate online con gli stessi abiti del furto.

CRONACA 

Tutto era stato pianificato nei dettagli, probabilmente seduti intorno a un tavolo di casa: chi distrae la commessa, chi usa il magnete, chi fa da schermo. Un colpo da manuale, pensavano. Ma a tradirli ci ha pensato qualcosa di più banale di qualsiasi dispositivo di sicurezza: i tatuaggi visibili in camera e i selfie pubblicati sui social con gli stessi vestiti indossati durante i furti.

Il piano di famiglia: ruoli precisi, due gioiellerie, stesso giorno

La Polizia di Stato ha individuato e denunciato tre uomini catanesi — due fratelli di 23 e 26 anni e il fidanzato della loro sorella — ritenuti responsabili di una serie di furti ai danni di due gioiellerie all’interno di un centro commerciale di Catania. I colpi, commessi nello stesso giorno, avevano fruttato dieci bracciali in oro del valore complessivo di circa 2.500 euro.

La suddivisione dei compiti era chirurgica. Uno dei fratelli si posizionava davanti alla commessa, chiedendo informazioni su oggetti esposti in vetrina per tenerla impegnata. Mentre la sua attenzione era altrove, gli altri due si avvicinavano agli espositori: uno estraeva un magnete per “pescare” i bracciali dalle fessure sottili delle vetrine, l’altro si frappone fisicamente tra il vetro e il complice per coprire le operazioni. Il tutto in pochi minuti, senza dare nell’occhio.

“Per agire in pochi minuti, senza dare nell’occhio, uno ha tirato fuori un magnete per pescare il bracciale dalle sottilissime fessure delle vetrine, mentre l’altro si è frapposto tra la vetrina e il complice in modo da nascondere le fasi operative del furto.” — dal comunicato della Polizia di Stato

Dai tatuaggi ai selfie, e quest’ultimo come prova

Accortisi degli ammanchi, i responsabili dei punti vendita hanno chiamato i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Librino. Gli agenti hanno acquisito tutte le immagini dei sistemi di videosorveglianza del centro commerciale e hanno avviato l’analisi fotogramma per fotogramma.

A inchiodarli è stata la combinazione di più elementi: tratti somatici, abbigliamento e tatuaggi vistosi hanno permesso di risalire all’identità dei due fratelli, entrambi già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici. Dalla banca dati in uso alle forze di Polizia è inoltre emerso che il 23enne si trovava agli arresti domiciliari per reati contro il patrimonio al momento dei furti.

La conferma definitiva è arrivata dai profili social dei due: avevano pubblicato foto con gli stessi abiti usati per compiere i colpi. Gli indumenti sono stati poi ritrovati nel corso delle perquisizioni domiciliari. Grazie agli accertamenti svolti durante i controlli, gli investigatori hanno riconosciuto anche il terzo complice, identificato nel fidanzato della sorella dei due fratelli.

Le accuse: furto aggravato e, per il 23enne, evasione

Al termine delle indagini, i poliziotti del Commissariato Librino hanno deferito all’Autorità Giudiziaria tutti e tre per furto aggravato in concorso. Per il 23enne è scattata anche la denuncia per evasione, in quanto uscito di casa in violazione degli obblighi degli arresti domiciliari. L’Autorità Giudiziaria ha disposto nei suoi confronti l’aggravamento della misura cautelare con la custodia cautelare in carcere. Restano valide, per tutti e tre, le garanzie della presunzione d’innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Il colpo si è rivelato non solo costoso in termini penali, ma anche frutto di una leggerezza difficile da spiegare: pubblicare sui social le prove del proprio crimine, vestiti e tutto, è il tipo di errore che nessun manuale di furto avrebbe mai contemplato.

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