Tradito dalle cimici: sospeso il funzionario del Ministero che voleva far espatriare il latitante
L'indagine della Squadra Mobile svela il piano per il passaporto falso: microcamere e intercettazioni incastrano l'agente infedele

CRONACA
Tenta di far fuggire un imprenditore con un passaporto falso: sospeso un funzionario del Ministero dell’Interno
L’indagato avrebbe contattato un falsario e fornito il passaporto scaduto del businessmen palermitano. L’imprenditore, destinatario di un ordine di custodia in carcere, risulta irreperibile.
La Squadra Mobile di Palermo ha eseguito nella mattinata del 22 aprile un’ordinanza del GIP che ha colpito un P.G, funzionario civile del Ministero dell’Interno, classe 1961, accusato di aver tentato di organizzare la fuga di un noto imprenditore palermitano procurandogli un passaporto contraffatto.
Le indagini sono state condotte dalla Sezione Anticorruzione della Mobile, su delega della Procura della Repubblica di Palermo, e si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che di accertamenti bancari.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il funzionario si è rivolto a un falsario, pagandolo in contanti, e gli ha consegnato il documento di viaggio scaduto dell’imprenditore e alcune sue fotografie come modello per realizzare il documento falso.
Il piano, tuttavia, non è andato a buon fine: il falsario si è tirato indietro. Individuato circa un anno dopo dai fatti dalla Mobile e interrogato dalla Procura, ha ammesso le proprie responsabilità. A quel punto gli investigatori hanno fatto un passo in più: hanno dotato l’uomo di un indumento con microfoni e microcamere nascosti e lo hanno mandato a incontrare di nuovo il funzionario. Durante quel colloquio registrato, il funzionario — visibilmente in difficoltà — ha reso dichiarazioni che hanno rafforzato il quadro accusatorio e ha cercato di concordare con il falsario una versione alternativa dei fatti per depistare le indagini.
Per il funzionario il GIP ha disposto la sospensione dal servizio per un anno e l’obbligo di presentarsi quotidianamente presso gli uffici di polizia giudiziaria.
Secondo gli inquirenti, una volta tramontata l’ipotesi del passaporto falso, lo stesso funzionario avrebbe tentato un’altra strada: si sarebbe adoperato presso un altro ufficio di polizia per ottenere all’imprenditore un titolo di viaggio in maniera irregolare. Quel documento è stato successivamente revocato in via amministrativa.
Nei confronti dell’imprenditore — figura di spicco con trascorsi nel settore bancario e delle telecomunicazioni — il GIP ha riconosciuto a sua volta un grave quadro indiziario, in particolare per il concorso nel tentativo di fabbricazione del documento falso, e ha emesso un’ordinanza di custodia in carcere. Il provvedimento è tuttavia rimasto ineseguito: l’uomo risulta irreperibile.
Le responsabilità penali degli indagati saranno accertate in via definitiva soltanto all’esito di un eventuale giudizio, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.



