Flotilla verso Gaza: una follia politica che di umano non ha nulla
Terranova: Non si tratta di soccorso, ma di propaganda che punta ad aizzare le piazze contro il governo

Flotilla verso Gaza: una follia politica che di umano non ha nulla
Non si tratta di soccorso, ma di propaganda che punta ad aizzare le piazze contro il governo e a creare una crisi diplomatica
27 settembre 2025 – La Flotilla verso Gaza non è un atto di puro soccorso: è un’operazione politica costruita per produrre tensione, consenso e delegittimazione del governo. Dietro alle belle parole di solidarietà si nasconde un’operazione studiata a tavolino che mira ad alimentare le piazze contro l’esecutivo e a trasformare la bandiera italiana in uno strumento di scontro.
Chi usa la “solidarietà” come arma politica
Dietro alla sceneggiata della “missione umanitaria” si vede chiaramente un disegno politico: forze e attivisti — con la complicità di alcuni esponenti della sinistra — strumentalizzano il dolore e la disperazione altrui per creare una narrativa di scontro interno. L’obiettivo non è soltanto consegnare aiuti: è montare una crisi che indebolisca il governo e accenda le piazze. Questo è esattamente il punto sollevato anche da commentatori critici dell’operazione, tra cui Annalisa Terranova, che ha messo in luce la natura strumentale dell’iniziativa e il tentativo di mobilitare le masse contro l’esecutivo.
«Sono offesi perché la Meloni ha detto “irresponsabili”. Io li trovo soprattutto confusi. Non ho capito se qui si sta chiedendo all’Italia di compiere atti di guerra contro Israele per portare quattro pacchi di pasta e quattro pacchi di farina. Perché allora dite chiaramente cosa volete: Scuderi parla di forzare il blocco, forse sì, forse no; un altro dice “il nostro obiettivo è violare il blocco”. Allora sembra che neppure voi sappiate cosa volete fare. Ve lo dico io: sembra che vogliate trovare la scusa per inveire contro il governo. Continuate con questa cosa indecente e indecorosa — accusate il governo di essere “complice” di un genocidio, strumentalizzando la morte dei palestinesi — ma senza proporre nulla per risolvere la situazione. Lo sapete benissimo che questo vostro giro per il Mediterraneo non risolverà nulla. Volete mobilitare le piazze italiane contro il governo? Volete davvero mobilitare le piazze contro il governo?»
I rischi per l’Italia
L’Italia, costretta a valutare contromisure, rischia di essere tirata dentro a una guerra non sua. Impiegare forze militari per intervenire in una missione non concordata con gli attori internazionali e non coordinata con istituzioni locali o con organismi umanitari accreditati significa complicare i rapporti con Israele, esporre i nostri militari e cittadini a pericoli reali e rendere più fragile l’equilibrio diplomatico nel Mediterraneo.
La solidarietà è un dovere, ma non può essere piegata a strumento di propaganda. Chi organizza spedizioni in aree di guerra senza mandato internazionale non pratica umanità: mette in pericolo i partecipanti, le forze incaricate di soccorso e l’intero Paese. Ogni nave con il tricolore diventa un possibile bersaglio; se quella nave subisce un attacco, a pagarne il conto non sono solo gli organizzatori: è l’Italia intera.
Domande scomode
Chi finanzia davvero questa operazione? Quali gruppi politici e soggetti internazionali traggono vantaggio dalla crisi che la Flotilla intende innescare? Sono domande legittime che meritano risposte chiare: finora non esiste una trasparenza adeguata sui finanziatori e sui meccanismi che hanno reso possibile questa mobilitazione “turistica”.
Il gioco politico
Non è un segreto che una parte della sinistra italiana e alcuni movimenti ideologici guardano alla Flotilla come a un’opportunità per mettere in difficoltà l’esecutivo. Usare la sofferenza dei civili come strumento di lotta politica è vergognoso: la vera priorità dovrebbe essere la tutela delle vite, non l’innesco di una crisi interna che può avere effetti internazionali e militari.
Chi invoca pace ma organizza spedizioni provocatorie non difende la vita, la espone al rischio. L’Italia non deve farsi trascinare dai giochi di chi usa la bandiera nazionale come scudo politico: la nostra sicurezza non può essere sacrificata sull’altare di un pacifismo di facciata che ha il volto della guerra.






