CronacaGeopoliticaPrimo Piano

Ci mancava la Flottilla: e ora è caso diplomatico

Ventidue barche fermate dalla Marina israeliana. Tajani muove le ambasciate, la tensione diplomatica aumenta e gli aiuti come sempre non arrivano

MEDIO ORIENTE

Flotilla fermata al largo di Creta: missione umanitaria o operazione mediatica?

Ventidue imbarcazioni bloccate prima di Creta. Roma chiede spiegazioni a Tel Aviv e Atene

C’è chi porta aiuti e chi cerca visibilità. O forse entrambe le cose insieme — il che, in un Mediterraneo già abbastanza complicato, non semplifica nulla. La Flotilla Global Sumud, 60 imbarcazioni partite domenica dal porto siciliano di Augusta con destinazione Gaza, è finita al centro di un incidente internazionale prima ancora di avvicinarsi alle coste palestinesi. Israele ha intercettato 22 delle sue navi in acque internazionali, al largo di Creta. E quello che poteva essere un gesto di solidarietà umanitaria si è trasformato — come spesso accade con queste iniziative — in un caso diplomatico che mette a disagio tutti, a partire dall’Italia.

L’intercettamento in acque internazionali

Secondo la portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia, l’operazione è durata tutta la notte. Prima sono arrivate due navi militari israeliane che hanno intimato alle imbarcazioni di fermarsi e tornare indietro. Poi i militari sono saliti a bordo armati, dopo aver fatto inginocchiare i presenti a prua. Da quel momento le comunicazioni con quelle barche si sono interrotte.

“È surreale e vergognoso che possa accadere una cosa di questo tipo. Ventidue barche civili con a bordo aiuti umanitari sequestrate in questa maniera, nemmeno arrivate all’altezza di Creta, quindi di fatto in Europa”.

— Delia a Rainews24

La posizione israeliana

Nessun imbarazzo da parte di Tel Aviv. L’inviato israeliano all’ONU, Danny Danon, ha liquidato la vicenda su X definendo i partecipanti “agitatori deliranti in cerca di attenzione” e lodando i soldati per la loro “professionalità e determinazione”. Una comunicazione che non lascia spazio a sfumature, e che dice molto su come Israele intenda gestire qualsiasi pressione esterna in questo momento.

L’Italia chiede spiegazioni

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato immediatamente l’Unità di Crisi e le ambasciate italiane a Tel Aviv e ad Atene per fare chiarezza sull’accaduto e tutelare i cittadini italiani a bordo. La Farnesina, secondo la portavoce della Flotilla, si è mossa con rapidità.

“Ci aspettiamo dichiarazioni non solo dal nostro governo, ma anche dall’Unione europea. Quello che è accaduto è sconcertante. Che cos’altro dovrebbe succedere per cominciare a mettere in campo strumenti come le sanzioni nei confronti di un governo che agisce in questa sostanziale impunità?”

— Delia a Rainews24

“Pirateria”, dice la Flotilla. Ma il momento è quello che è

La Flotilla ha definito l’accaduto “pirateria” e ha denunciato che la Marina israeliana avrebbe anche disturbato i canali di comunicazione di soccorso. Accuse gravi, se confermate. Nel comunicato si legge anche una denuncia del silenzio internazionale: “I governi che affermano di difendere il diritto internazionale, ancora una volta, non hanno detto nulla”.

C’è una domanda che vale la pena porsi fino in fondo: a chi serve davvero questa Flotilla, adesso?

Gaza ha bisogno di aiuti, questo è indiscutibile. Ma 60 barche che attraversano il Mediterraneo nel mezzo di una guerra, con una copertura mediatica costruita intorno all’inevitabile reazione israeliana, raccontano qualcosa di diverso dalla pura solidarietà umanitaria. Raccontano di un’operazione pensata per fare notizia, per provocare una risposta — e quella risposta è puntualmente arrivata. Come da copione.

Il risultato? Zero aiuti consegnati. Un incidente diplomatico che coinvolge l’Italia. Immagini di militari armati che salgono su barche civili, diffuse in tutto il mondo. Esattamente quello che serviva per alimentare la narrativa, non per sfamare qualcuno. Nel momento in cui la diplomazia internazionale prova a costruire spazi di mediazione, chi sceglie di piazzarsi in mezzo al Mediterraneo sa benissimo cosa sta facendo. Sa che Israele risponderà. Sa che ne verrà fuori un caso. Sa che i titoli sono garantiti.

Gli aiuti umanitari, quelli veri, si muovono attraverso canali negoziali, accordi, pressioni diplomatiche. Non attraverso spedizioni che sembrano costruite apposta per finire male e per trascinare con sé chiunque abbia la sfortuna di trovarsi nel mezzo, cittadini italiani inclusi.

Benvenuta, Flotilla. Potevi restare a casa.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio