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Fiumefreddo è “Una persona che si batte contro il malaffare”. Quello di Crocetta?

“Credo che Fiumefreddo – afferma Crocetta – sia un uomo chiave per la giunta e le scelte di governo che dobbiamo fare”.

Ci riprova di nuovo Rosario Crocetta ad ‘impostare’ il suo amico avvocato Antonio Fiumefreddo. Aveva tentato di inserirlo in giunta, con la delega ai Beni Culturali, ma prontamente Lucia Borsellino si era opposta: “Non mi fare sedere accanto al legale di un boss” aveva protestato, riferendosi alla difesa di Fiumefreddo del boss Ercolano. E  anche il Pd aveva messo il veto sull’avvocato catanese. poco soddisfatto, Crocetta aveva nominato  l’amico, Presidente di Riscossione Sicilia e paladino della lotta all’evasione.

Ma ora che la Borsellino si è dimessa per ragioni etiche, Saro è libero di agire come vuole, o quasi.

Infatti, ha ancora a che fare con il Pd che si oppone alle sue ‘strane’ scelte: “Le questioni di opportunità valgono ad anni alterni?” si chiedono Faraone, Cracolici e Raciti. Anche quest’ulimo, al quale il governatore dovrebbe essere grato,  dopo che è riuscito a salvarlo dall’impiccio del caso Tutino – Borsellino, e a farlo rimanere seduto al suo posto. E invec,  Rosario non contento,  sfida ‘coraggioso’ i vertici del Partito. Così  propone Fiumefreddo alla guida dell’assessorato alle Attività produttive, che fino a pochi mesi fa era nella mani di Linda Vancheri.

Eppure non sempre il governatore siciliano ha stimato e apprezzato in questo modo Fiumefreddo, che in passato ha ampiamente navigato, prima al fianco del berlusconiano Umberto Scapagnini, poi accanto Raffaele Lombardo che difese strenuamente, prima di prenderne le distanze dopo l’accusa di avere a che fare con la mafia.

Non fu neanche brillante la sua gestione del teatro Bellini di Catania: 3,2 milioni di euro di debiti fuori bilancio. E proprio nel 2012,  lo stesso Crocetta disse in conferenza stampa, riferendosi alle spesse pazze dell’ex sovrintendente: “Zuppiere, vassoi in ceramica, orecchini di corallo. Ma davvero dobbiamo avere gestioni di teatri di questo tipo?”. Polemiche e fatti che adesso, il presidente Saro, sembra aver dimenticato.

Come quelle sorte dopo un’intervista pubblicata su Sudpress, sito ‘giornalistico’ riconducibile all’avvocato, dove pubblicavano tre articoli su un dialogo tra l’allora Sindaco di Gela e il boss mafioso Emanuele Celona, puntando sul loro presunto rapporto di ‘amicizia’.

Ma probabilmente è stato sufficiente, per il legale catanese, schierarsi nel Megafono crocettiano, dopo la fine dell’era lombardiana, per cominciare a camminare a braccetto con Rosario. Che per dare forza alla sua scelta, oggi, riesce a mettere in campo solo motivazioni impalpabili e astratte: “E’ l’uomo chiave per la giunta proprio perché “è una persona che si batte contro il malaffare”.

Ora verrebbe da chiedere al governatore Saro: Quale malaffare? Quello suo?

 

 

 

 

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