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Firenze, Capodanno di violenza in piazza Duomo: la città ostaggio dell’impunità

Nel centro simbolo d’Italia esplode la violenza. La sicurezza non è un’opinione politica.

Firenze, Capodanno di violenza in piazza Duomo: sedie, coltelli e una città ostaggio del caos

Maxi rissa nel cuore del centro storico: video virali, locale devastato e indagini. Il problema non è “il degrado”: è l’impunità.

FIRENZE – A quaranta minuti dalla mezzanotte, nel salotto d’Italia, la festa si è trasformata in un ring. In piazza Duomo, nella notte di Capodanno, una maxi rissa ha visto volare sedie e tavolini, con scene da guerriglia e danni a un’attività commerciale. I video – ripresi dall’alto e finiti sui social – mostrano un gruppo di giovani che si affronta usando ciò che trova a portata di mano. Non è “movida”: è violenza.

Secondo le ricostruzioni pubblicate in queste ore, lo scontro sarebbe partito in zona piazza della Repubblica per poi spostarsi davanti a una pizzeria in piazza Duomo, dove l’esterno del locale sarebbe stato devastato. Le forze dell’ordine hanno avviato accertamenti e verifiche. In quel contesto, si inserisce anche un accoltellamento avvenuto nella stessa area durante i festeggiamenti.

Non è “un episodio”: è un metodo

Il punto non è il filmato virale. Il punto è ciò che racconta: gruppi che si muovono, si affrontano, colpiscono, spaccano, fuggono. E intorno la città che assiste, impotente. Firenze non può diventare un posto dove l’eccezione dura “una notte” e poi tutto rientra. Perché non rientra: si accumula.

La politica ha già iniziato il solito ping-pong: “strumentalizzazione”, “propaganda”, accuse reciproche. Ma chi vive le strade non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di una risposta semplice: chi aggredisce paga, subito. E chi non può stare in Italia perché è irregolare o perché commette reati, non deve restare qui per inerzia o per burocrazia.

Regole chiare: identificare, processare, allontanare chi delinque

Non è razzismo dire che una città ha diritto alla sicurezza. È civiltà. Il razzismo è un alibi comodo usato per zittire chi denuncia. Qui non si giudica un’origine: si giudica un comportamento. E il comportamento – se confermato – è criminale.

Le richieste sono elementari:

  • Identificazione rapida di tutti i soggetti coinvolti (anche partendo dai video e dalle testimonianze).
  • Daspo urbano e misure restrittive immediate per chi viene riconosciuto responsabile.
  • Espulsione effettiva per gli irregolari e per chi, pur regolare, perde il diritto a restare perché delinque.
  • Presidio reale nelle notti critiche, non pattuglie “di facciata”.

La gente “non ne può più” non perché odia qualcuno, ma perché è stanca di essere trattata da comparsa. Firenze è patrimonio, lavoro, turismo, famiglie. Non è un’arena. Chi la trasforma in una zona franca deve trovare uno Stato presente, non una città costretta a ingoiare e tacere.

 

La responsabilità politica ha un nome e un partito

A Firenze chi governa ha un nome, un cognome e un colore politico. Il sindaco è Sara Funaro, espressione del Partito Democratico, forza che amministra la città in continuità da oltre dieci anni. Non si può più parlare di episodi isolati, né rifugiarsi dietro formule burocratiche o richiami generici alla convivenza. Quando la violenza esplode nel cuore della città, in piazza Duomo, la responsabilità non è astratta: è politica e amministrativa.

Chi governa Firenze ha scelto negli anni un modello di gestione che ha progressivamente abbassato la soglia di tolleranza verso l’illegalità diffusa, confondendo l’inclusione con l’assenza di regole. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gruppi che agiscono con modalità da criminalità organizzata di strada, cittadini ostaggi, commercianti danneggiati, turisti terrorizzati.

Una città non diventa insicura per caso. Diventa insicura quando chi la amministra minimizza, rinvia, giustifica. E quando lo fa, smette di rappresentare chi rispetta le regole. Firenze non ha bisogno di slogan morali: ha bisogno di decisioni nette. E chi non è in grado di garantirle deve assumersene la responsabilità davanti ai cittadini.

La pazienza dei cittadini è finita. Non per odio, non per paura dello straniero, ma per stanchezza verso l’impunità. Chi vive, lavora e paga le tasse ha diritto a camminare in piazza Duomo senza assistere a scene da guerriglia. E ha diritto a sapere se chi delinque verrà fermato, punito o allontanato davvero.

Perché una città non si perde tutta insieme.
Si perde un pezzo alla volta.
E quando chi governa finge di non vedere, quel pezzo diventa ogni giorno più grande.

Francesco Panasci

Foto di copertina: Firenze guerriglia  urbana di Capodanno in piazza Duomo: violenza e città senza controllo

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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