Fiaccolata per Paolo Taormina: la città parla con silenzio e rispetto
Una marcia pacata e dignitosa contro la violenza, che illumina la città senza creare disagi
Palermo si è stretta ancora una volta in ricordo di Paolo Taormina, il giovane barbaramente ucciso sabato notte. Ieri sera, giovani, adulti con i propri figli, sindacati, associazioni e genitori di altri ragazzi vittime di violenza hanno partecipato a una marcia silenziosa, per esprimere preoccupazione per la nuova ondata di aggressioni che continua a scuotere la città.
La partecipazione è stata massiccia:
Migliaia di persone hanno camminato insieme, unite dalla stessa rabbia e dallo stesso dolore, ma anche dalla volontà di dire basta. Erano cittadini giusti, stanchi di questa violenza e dell’immobilità delle istituzioni, stanchi di un paese che sembra muoversi solo per gli altri e mai per sé, stanchi di sentirsi abbandonati.
In prima fila c’era un gruppo di bambini con le fiaccole, simbolo di memoria, innocenza e speranza, mentre sullo sfondo spiccavano cartelli con le scritte “Chi è Stato?” e “Vivere è un diritto, non una scelta altrui”, messaggi che hanno attraversato la marcia come richiami di coscienza.
“La mafia sembra voler riconquistare la propria capacità attrattiva e reputazionale” commenta Cracolici, affermando quanto sia urgente non abbassare la guardia contro chi continua a seminare paura e violenza tra i cittadini.
Questa è stata una vera fiaccolata umile, silenziosa e rispettosa della proprietà comune, in netto contrasto con le recenti iniziative propal, che nelle ultime settimane hanno spesso lasciato dietro di sé danni ai luoghi pubblici, sporco, graffiti e disagi in orari impensabili per lavoratori e cittadini, impedendo alle persone di vivere liberamente la città. Gli estremisti “propal” hanno creato una forma di partecipazione rumorosa e caotica, dove il diritto al divertimento e alla protesta ha finito per sovrapporsi e calpestare quello degli altri, trasformando gli spazi comuni in luoghi di tensione e disagio. La fiaccolata per Paolo Taormina, al contrario, ha dimostrato che la partecipazione civile può essere potente senza essere invasiva, che il dolore e la memoria possono attraversare la città senza danneggiare chi la abita, e che l’impegno collettivo può esprimersi con dignità, rispetto e responsabilità verso tutti.


