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Ferragni, il Pandoro Gate si chiude senza verità

Proscioglimento per motivi tecnici dopo il ritiro della querela: il giudice non entra mai nel merito

Pandoro Gate

Ferragni prosciolta per un tecnicismo: il giudice non entra nel merito

Il procedimento si chiude dopo il ritiro delle querele: nessuna valutazione sull’eventuale consapevolezza della truffa

15 gennaio 2026 — La vicenda giudiziaria legata al cosiddetto “Pandoro Gate” si chiude non con una pronuncia di innocenza, ma con un proscioglimento dovuto a una causa strettamente tecnica. Il giudice non ha mai valutato il merito dei fatti.

La querela ritirata e il limite della legge

Contro Chiara Ferragni avevano presentato querela il Codacons e l’Associazione Utenti Radio Televisivi. Successivamente, però, le due associazioni hanno raggiunto un accordo economico con la parte interessata, ritirando formalmente la querela.

A quel punto il giudice non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione: la truffa contestata non è un reato procedibile d’ufficio, ma richiede espressamente una di querela di parte. Venuta meno questa condizione, il procedimento non poteva proseguire.

Perché non si è andati avanti

Il processo avrebbe potuto continuare solo nel caso in cui fosse stata riconosciuta un’aggravante, come quella della cosiddetta “minorata difesa”, applicabile ad esempio in presenza di minori o soggetti particolarmente fragili.

Il giudice ha però escluso questa ipotesi, stabilendo che gli utenti online, in quanto tali, non possono essere considerati automaticamente soggetti fragili, anche se tra loro può esserci qualcuno che lo è. Esclusa l’aggravante e ritirata la querela, la strada processuale si è chiusa.

Un punto resta fermo

Questo esito comporta una conseguenza molto chiara: il giudice non è mai entrato nel merito dei fatti. Non sapremo quindi se Ferragni fosse consapevole di una truffa oppure se sia stata semplicemente sprovveduta nella gestione dell’operazione.

Si tratta dunque di una assoluzione per motivo tecnico, non di una dichiarazione di innocenza. È la legge a imporlo: senza querela e senza aggravanti, il procedimento non poteva andare avanti.

Una vicenda figlia della riforma

Questa storia, però, non può essere letta come un semplice episodio isolato. Il suo esito è anche il prodotto di un impianto normativo preciso, introdotto con la riforma della giustizia penale nota come riforma Cartabia, che ha ampliato l’area dei reati procedibili a querela di parte e rafforzato il peso delle soluzioni conciliative.

Una scelta ispirata a una visione fortemente ideologica della giustizia, orientata alla deflazione dei processi più che all’accertamento della verità. Una riforma che, in molti casi, ha prodotto effetti collaterali evidenti: procedimenti che si chiudono non perché i fatti siano chiariti, ma perché vengono meno i presupposti formali per proseguire.

Il risultato è un sistema che rischia di lasciare irrisolte questioni rilevanti sul piano pubblico, trasformando la giustizia penale in un terreno dove la verità sostanziale può restare sullo sfondo. Anche il Pandoro Gate si chiude così: non con una risposta giudiziaria piena, ma con un vuoto che la legge, così com’è, consente.

Nel caso Ferragni il risultato finale è un proscioglimento che chiude il caso sul piano giudiziario, ma lascia aperta ogni valutazione sul piano etico e comunicativo. Ferragni, in sostanza, se la fa franca. Non per innocenza accertata, ma per un passaggio formale.

Il procedimento sul Pandoro Gate si è chiuso con un proscioglimento tecnico, senza una valutazione nel merito.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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