Fanno sesso in pubblico. Il motivo? “Faceva caldo”

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Anto’, fa caldo!”, gli avrà detto lei, tutta sudata, prima di levarsi la camicetta. E lui, per non essere da meno, nonostante per l’anagrafe abbia superato abbondantemente i quaranta, non s’è fatto pregare. Via la t-shirt, poi i pantaloncini. Perché si sa, le cose o si fanno bene o non si fanno.

E via anche gli shorts di lei, tanto per non sfigurare. Che importa se ci si trova a Villa Pamphili, una delle aree verdi più antiche, grandi e popolate di Roma. “A ‘sto punto damose da fa”, avrà romanticamente proposto lui. Sono le sei del pomeriggio, ci sono bambini che giocano, padroni coi cani, cicloamatori e podisti, ma per fare sesso in tranquillità basta nascondersi dietro una fontana.

Peccato che di curiosi sia pieno il mondo e qualcuno di loro, infastidito – o invidioso? Chissà... – ha deciso di chiamare il 113 per porre fine a quello spettacolo.

I poliziotti, giunti sul posto, hanno “pizzicato” la coppia intenta a dare un senso al pomeriggio di calura: “Faceva caldo, ci siamo levati i vestiti – si sono giustificati il 45enne e la 28enne -, poi si sa come vanno queste cose, siamo stati travolti dalla passione”. E che passione, se ti permette di fare sesso in pieno pomeriggio in una villa pubblica frequentata da centinaia di persone ogni giorno.

Così la focosa coppia romana è stata accompagnata – vestita – prima dalla Polizia Scientifica (oddio, avranno esaminato gli indumenti?) e poi negli uffici del commissariato di Monteverde, quartiere occidentale della capitale. L’accusa è di atti osceni in luogo pubblico e contrari alla pubblica decenza (artt. 527 e 529 del codice penale), con una pena che va dai 3 mesi ai 3 anni di reclusione.

Questo episodio ricorda inevitabilmente quanto successo il 12 giugno in via Pasquale Sarullo a Palermo, quando due giovani trapanesi hanno fatto sesso sul cofano della macchina sotto gli occhi di un indignato inquilino. Oppure quanto capitato i primi di luglio a Firenze, sotto la statua di Dante, con due turisti visibilmente ubriachi che si sono accovacciati in mezzo ad alcuni scooter per consumare l’atto sessuale in stato d’ebbrezza. Nel secondo caso, come scritto anche da Walter Giannò sul suo blog, nessuno pensò di chiamare le forze dell’ordine, bensì di scattare foto con lo smartphone: uno di loro, un politico leghista, la postò immediatamente su Twitter per iniziare un dibattito politico ai danni del sindaco Matteo Renzi.

Cosa simile è successa a Roma: dal Pd al Pdl, passando per La Destra di Francesco Storace, lo scottante episodio è servito solo a far scannare vari consiglieri, che già in forma per la campagna elettorale, si gettano su ogni fatto come fosse un pezzo di carne. E in questo caso, di carne in vista, ce n’era parecchia.

Valerio Valeri

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