Ecomafia nel cuore della Sicilia: 20 arresti e sequestri per 2 milioni
Smantellata una filiera criminale di rifiuti pericolosi tra Niscemi, Catania e Licata

Un’intera filiera criminale dedicata allo smaltimento illegale di rifiuti speciali è finita sotto scacco nel cuore della Sicilia. La Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ha coordinato le indagini, mentre il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo le ha condotte, portando all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 20 persone. Gli indagati facevano parte di un’associazione a delinquere specializzata nel traffico e nella gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti.
Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Gaetano Barone, imprenditore 41enne di Niscemi, e gli arresti domiciliari per Nunzio Alferi, 38 anni, residente a Gela. Le autorità giudiziarie hanno inoltre imposto l’obbligo o il divieto di dimora a 12 indagati, mentre tre persone dovranno presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria.
Nel corso dell’operazione, la Finanza ha sequestrato preventivamente un complesso aziendale, mezzi e attrezzature per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. I giudici hanno inoltre applicato misure interdittive a tre imprenditori del settore, vietando loro l’esercizio di attività imprenditoriali.
Il sito abusivo di Niscemi
L’inchiesta della Finanza di Gela ha individuato il fulcro delle attività illecite in un’area situata nelle immediate vicinanze del centro abitato di Niscemi. In questo sito, gli indagati svolgevano attività di raccolta, stoccaggio e trasporto di rifiuti speciali, anche pericolosi, in totale violazione delle normative ambientali. Successivamente, conferivano i rifiuti a terzi in diverse località siciliane, tra cui Catania e Licata.
Gli investigatori hanno accertato che gli operatori accatastavano i rifiuti direttamente sul terreno, senza adottare alcun sistema di protezione o impermeabilizzazione. Questa gestione ha esposto il suolo e le falde acquifere a un grosso rischio di contaminazione, configurando un potenziale e grave danno ambientale per l’intera area.
Le indagini hanno permesso di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito. Un elemento probatorio determinante è arrivato dal sequestro di un autoarticolato che trasportava circa 5.000 chilogrammi di rifiuti speciali pericolosi, tra cui motori termici non bonificati e filtri impregnati di olio. Il carico era diretto verso un deposito situato nel capoluogo etneo.
Metodi intimidatori per recuperare i crediti
Gli inquirenti hanno fatto emergere anche condotte intimidatorie adottate dall’imprenditore principale per recuperare crediti commerciali. Le intercettazioni hanno documentato una conversazione nella quale l’uomo ha minacciato un cliente palermitano, evocando gravi conseguenze e costringendolo a saldare un debito pregresso attraverso il pagamento di rate mensili da duemila euro.
Un colpo decisivo contro l’ecomafia siciliana
Un duro colpo all’ecomafia siciliana e a chi specula sull’ambiente e sulla collettività. Le indagini proseguono per individuare eventuali ulteriori responsabilità, mentre la bonifica delle aree contaminate e il ripristino della legalità rappresentano ora priorità assolute per restituire sicurezza e dignità a un territorio troppo spesso ferito da interessi criminali.



