Cultura

“Diversity” arriva anche a Palermo per educare alla diversità i cittadini di domani

Educare alla diversità sin dalla più tenera età, soprattutto se si vive in una realtà come quella palermitana in cui si intrecciano lingue ed etnie differenti, accompagnate anche da forme nuove di famiglia, come quelle omogenitoriali.

E Palermo, insieme ai suoi cittadini, ha sempre più bisogno degli strumenti adatti per fare del valore della diversità un punto di forza, l’epicentro per un nuovo sviluppo.

Consapevoli di questa necessità, le associazioni Emily Palermo e ArciArticolo3 hanno portato a in città il progetto formativo Diversity, rivolto ai docenti di tutti gli ordini di scuola.

Il progetto è stato ideato da Francesca Vecchioni, da anni in trincea per il riconoscimento dei diritti delle coppie omogenitoriali, che ha messo su uno staff di professionisti sulle tematiche della diversità nel mondo della scuola. Perché oggi più che mai appare essenziale abbattere le barriere figlie di preconcetti e indifferenza.

E oggi più che mai c’è la necessità, anche dentro le aule, di avere insegnanti ed educatori preparati per gestire le problematiche dei bambini provenienti da famiglie “non convenzionali”.

Grazie a Diversity, quindi, il corpo docenti potrà fornire pari opportunità di crescita affettiva e relazionale.

Oltre a dare la possibilità di accedere a questo tipo di formazione, a suggerire la sua programmazione nelle scuole e a illustrarne i concetti cardine a dirigenti scolastici e insegnanti della città, Emily Palermo e ArciArticolo3 hanno pensato di creare un evento con cui presentare anche una vera e propria proposta al Comune. E al convegno di mercoledì pomeriggio era presente anche Vecchioni, madre e mente del progetto.

“Abbiamo organizzato questo incontro con l’obiettivo di suggerire alle Istituzioni nuovi percorsi educativi, nella consapevolezza che è necessario cominciare dalle bambine e dai bambini per sradicare la diffidenza, il pregiudizio e la paura del diverso – spiega Milena Gentile, presidente di Emily Palermo. – Come amava ripetere Alessandra Siragusa, da sempre cuore pulsante della nostra associazione, si possono recuperare gli adulti educando i loro figli. Per questo motivo abbiamo coinvolto l’Assessore alla Scuola Barbara Evola, presente all’incontro, affinché Palermo possa adottare gli strumenti formativi che propone Diversity e rivolgendoli agli educatori dei nidi e delle scuole materne comunali. E l’assessore ha mostrato forte interesse per questo progetto. Abbiamo anche invitato esponenti del mondo della scuola perché possa essere adottato anche dai singoli istituti.” Ma Diversity punta anche ad una diffusione regionale. “Ci rivolgeremo anche all’Ars e al Governo Siciliano “ continua Gentile.

“In un momento in cui dietro la difesa della “famiglia naturale si nascondono vere e proprie campagne discriminatorie – conclude il presidente dell’ArciArticolo3 Luigi Carollo – il confronto pubblico su questi temi è fondamentale.” 

E il pubblico, durante l’evento, non è mancato: associazioni di omosessuali e anche cattoliche e cristiane hanno infatti manifestato un forte interesse al dialogo per un proficuo confronto.

Credo che la Sicilia ci abbia accolte con grande e vero entusiasmo – commenta la dott.ssa Francesca Vecchioni, che ha appena concluso il calendario delle sue tappe nell’Isola. – Il pubblico, eterogeneo, è sempre attento, accorto, curioso. Molte sono state le domande e vivo lo scambio. Diversity si occupa di formazione fornendo agli educatori gli strumenti utili ad affrontare le problematiche che possono scaturire dal pregiudizio sociale verso tutte quelle composizioni familiari non considerate ‘canoniche’ ma presenti nella nostra società: a partire dalle famiglie monogenitoriali, per ragioni legate ad impedimenti o a lutti, fino a quelle allargate, spesso a seguito di separazioni e divorzi, o provenienti da cultura più lontane dalla nostra; o, ancora,  famiglie caratterizzate da situazioni particolari come quelle adottive o omogenitoriali; o da situazioni contingenti, come le difficoltà economiche caratteristica degli ultimi anni. Il fine ultimo è sempre il benessere del bambino, e lo scopo è la sua tutela, la necessità di gestire ogni situazione senza farsi distrarre dal pregiudizio. Gli incontri di questi giorni ci hanno dimostrato la gran voglia che hanno le persone, insegnanti e non, di conoscere per migliorarsi, anche quando si parla di omosessualità o di omofobia e bullismo, semplicemente trattando l’argomento come si tratta la vita: anche su questi argomenti il pubblico ha reagito con grande apertura mentale ma anche voglia di confronto costruttivo, per comprendere e indagare, l’amore tutto”

Io invece ho visto nel pubblico, anche quando non del tutto informato sull’argomento, la possibilità di incontrare la riflessione, e mi piace pensare alla riflessione così come la intendeva il filosofo Locke, per cui le idee agiscono dentro di noi permettendoci di dubitare, ragionare, credere – conclude la dott.ssa Alessandra Nicita, anche lei in Sicilia per la promozione del suo ultimo libro: “Arrivò l’amore e non fu colpa mia” e presente ad alcuni Eventi come psicoterapeuta. – Questa è necessaria affinché la gente possa metta in discussione il pregiudizio, lo stereotipo, e finalmente, si spera, abbattere l’omofobia.”

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