Spazio Libero

Distrazione fatale: storia di un miliardo dimenticato

Pubblichiamo l’articolo di SiciliaInformazioni scritto da Giuseppe Bianca.

Quasi un miliardo di euro, recentemente riprogrammato dal Governo nazionale, rimasto nei cassetti per anni. Alla Regione siciliana non interessava. Gli interventi in questione riguardano il Titolo I e II del D.Lgs 185/00, le principali misure che costituivano la base operativa dell’attività di Sviluppo Italia.

Questa la cifra, potenziale, a cui la Regione avrebbe potuto attingere per tempo in questi anni, facendone esplicita richiesta, o comunque attivando un’attività di interlocuzione che invece è rimasta lettera morta, da quando ha acquisito tra le sue società partecipate Sviluppo Italia Sicilia, e che adesso, dopo la rimodulazione, rischia di assottigliarsi parecchio.

I fondi giacciono, anzi giacevano, dal 2008, a margine della vicenda che ha per oggetto la dismissione ed il riordino delle partecipazioni societarie. La società ceduta, con legge 296/06, la finanziaria dell’epoca, divenne di fatto e di diritto una società acquisita dalla Regione siciliana. In quell’occasione, per una decina di milioni di euro, vennero incamerate oltre alle partecipazioni azionarie, le attività svolte dalla società, unitamente agli incubatori d’impresa.

L’obbligo a carico di Sviluppo Italia, sede centrale, a cedere le società regionali, veniva sancito direttamente dalla legge. Ma perché questi soldi non sono mai arrivati a potere essere utilizzati? Semplicemente perché nessuno li ha chiesti. La legge 28 febbraio 2008 n°31 all’articolo 28, nel differire ” i termini per l’attuazione del piano di riordino , ha statuito il subentro delle regioni nell’esercizio delle funzioni svolte dall’Agenzia nazionale, in relazione agli interventi”. Le procedure del subentro avrebbero dovuto completarsi entro dicembre del 2010.

Non manca inoltra nella vicenda nazionale, un carteggio “ufficiale” e vibrato tra Vasco Errani e Nichi Vendola, il primo nella qualità di presidente della conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il secondo, Governatore della Puglia. Vendola, a differenza dei presidenti della Regione Siciliana, chiese tempestivamente il subentro della Regione Puglia ai benefici dei Titoli I e II del D.Lgs 185/00, mettendo Errani di fronte a precise responsabilità di ruolo.

Si arriva a configurare addirittura il danno all’erario per quelle Regioni che non sono state messe in condizione, all’atto del trasferimento delle società regionali, di potere continuare a svolgere le attività previste dai contratti di servizio con l’Agenzia, prorogati al primo semestre del 2011. Analogo comportamento non è stato tenuto in questi anni dai governi siciliani. Fino a quando il Governo nazionale non ha provveduto diversamente.

Adesso l’informativa del 27 dicembre scorso del ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia. Interventi urgenti a sostegno della crescita, misure di accelerazione dell’utilizzo delle risorse della politica di coesione”, di fatto sposta le risorse in questione, il miliardo di euro, spalmandolo su tutto il territorio nazionale. Un’altra differenza, sostanziale, riguarderà adesso la modalità di accesso agli interventi. Trattandosi a questo punto di legge sportello, chi arriva prima meglio alloggerà. Senza contare che la copertura nazionale dell’intervento renderà tutto fatalmente più complicato.

Se teniamo presenti i parametri dei fondi Fas che prevedono per la Sicilia uno stanziamento non inferiore al 20%, se si fosse intervenuti nella rivendicazione dei fondi prima che venissero rimodulati, sarebbero toccati alla Sicilia circa 200 milioni di euro. La rivoluzione della ”normalita”, come la definisce Luca Bianchi, ne avrebbe certamente beneficiato.

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