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Dall’ascolto all’azione: Firenze visita la Lega del Filo d’Oro

Il nuovo direttore generale dell’ASP 6 Palermo entra in contatto con i servizi per persone sordocieche e con pluridisabilità

SANITÀ

Disabilità e riabilitazione, Firenze parte dall’ascolto

Il nuovo direttore generale dell’ASP 6 Palermo visita la Lega del Filo d’Oro di Termini Imerese e apre un confronto sui servizi riabilitativi

Non un passaggio di cortesia, né una visita di rappresentanza. La prima uscita pubblica del nuovo direttore generale dell’ASP 6 Palermo, Alberto Firenze, è una scelta precisa: entrare in una struttura che da oltre sessant’anni lavora con una delle fragilità più complesse e meno visibili, quella delle persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale. La destinazione è la Lega del Filo d’Oro di Termini Imerese.

Una storia lunga sessant’anni, lontana dai riflettori

Fondata nel 1964, la Lega del Filo d’Oro rappresenta un punto di riferimento nazionale per l’assistenza, l’educazione e la riabilitazione delle persone sordocieche. Una realtà che ha costruito il proprio modello di intervento nel tempo, senza scorciatoie, con un lavoro quotidiano che richiede competenze sanitarie, educative e relazionali altamente specialistiche.

La fondazione, di natura non lucrativa, finanzia le proprie attività attraverso un equilibrio delicato tra risorse pubbliche e private. Un modello che ha garantito continuità e stabilità ai servizi, ma che richiede attenzione costante sul piano organizzativo, gestionale e sanitario. È in questo contesto che la visita del nuovo direttore generale assume un valore che va oltre il gesto simbolico.

Il rapporto con l’ASP 6 e la continuità dei servizi

Il legame tra l’ASP 6 Palermo e la Lega del Filo d’Oro si fonda su convenzioni rinnovate nel tempo per la gestione dei servizi riabilitativi. Un rapporto istituzionale consolidato, che oggi si misura con nuove esigenze: l’evoluzione dei bisogni assistenziali, la complessità delle patologie, la necessità di garantire standard elevati in un sistema sanitario sempre più sotto pressione.

La presenza di Firenze nella struttura si inserisce proprio in questo quadro: rafforzare e sviluppare i servizi partendo dalla conoscenza diretta dei luoghi, delle persone, delle criticità e delle buone pratiche già in atto.

ASP 6 Palermo visita la Lega del Filo d’Oro 2

L’inaugurazione del carrello farmaci: un segno che resta

Durante la visita, il direttore generale ha preso parte all’inaugurazione di un carrello per i farmaci, acquistato grazie a una raccolta fondi dedicata alla memoria del dott. Michele Panzarella, ex sindaco di Aliminusa, scomparso prematuramente.

Un momento semplice, senza enfasi, ma carico di significato. In quella breve cerimonia, più di uno sguardo si è abbassato. Il carrello non è solo una dotazione sanitaria: è il segno concreto di una comunità che si ferma a ricordare, che trasforma la memoria in uno strumento utile, quotidiano, al servizio dei più fragili.

Il confronto con i vertici della struttura

Nel corso della giornata, Firenze ha incontrato i responsabili del centro, avviando un confronto diretto e operativo: il dott. Gino Madonia, direttore del centro; il dott. Francesco Polizzi, direttore sanitario; il dott. Marco Spilotri, direttore educativo; e la dott.ssa Maria Stella Calà, case manager.

Con ciascuno di loro il dialogo si è concentrato sugli aspetti concreti del lavoro quotidiano: organizzazione dei servizi, bisogni assistenziali, criticità strutturali, prospettive di sviluppo. Un ascolto che non si è limitato alla descrizione, ma che ha raccolto indicazioni utili per la definizione di proposte progettuali coerenti con la realtà della struttura.

Un metodo che dice molto della direzione intrapresa

La visita alla Lega del Filo d’Oro restituisce l’immagine di un approccio chiaro alla guida dell’ASP 6 Palermo: osservare prima, ascoltare chi lavora sul campo, decidere dopo. Un metodo che, in sanità, fa spesso la differenza tra interventi calati dall’alto e scelte realmente efficaci.

Per una struttura che da oltre sessant’anni lavora in silenzio con persone che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico, questa attenzione istituzionale non è un dettaglio. È un segnale. E, in alcuni contesti, i segnali contano più delle circolari.

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