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Dimartino incanta Palermo con la prima data del tour invernale

Foto internet

Possiamo affermare che il 2012 è stato, senza timore di essere smentiti, l’anno dei cantautori made in Sicilia.

Per averne la certezza basta dare una lettura alla classica dei top album italiani del 2012 stilata dal portale rockit.it, il portale che segue la musica indipendente italiana. Ben quattro posizioni sono occupate da artisti siciliani o comunque di origini siciliane.
Nicolò Carnesi, Thony (siculo-polacca), Colapesce (terzo nella classifica) e Dimartino (primo) hanno dato lustro all’isola con i loro lavori discografici, risvegliando l’attenzione sulla scena indie nostrana, che da qualche anno sembrava un po’ dimenticata del resto della penisola.

Il concerto di ieri ai Candelai di Dimartino conferma lo spessore e l’alto livello di questo giovane artista palermitano. Due dischi pubblicati in poco più di due anni, “Cara Maestra abbiamo perso” nel 2010, e “Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile” nel 2012, e tanta gavetta coi Famelika, storica band della scena palermitana, hanno permesso a Dimartino una maturazione artistica completa e il raggiungimento di un livello compositivo paragonabile a quello dei più affermati cantautori come Daniele Silvestri o Cesare Basile.

Lo Show durato circa un’ora ha riproposto per intero il secondo disco, ricreando le stesse atmosfere suggestive del lavoro in studio, confermando l’attenzione ai dettagli musicali e lirici dell’artista. Intervallate alle canzoni del disco nuovo i successi del “vecchio” disco “Cara maestra abbiamo perso”, che non hanno perso un grammo del loro smalto e della loro immediatezza in questi due anni.

Canzoni come “Amore Sociale”, “Ho sparato a Vinicio Capossela”, “Non siamo gli alberi”, “Io non parlo mai” e “Ormai siamo troppo giovani” sembrano riassumere 60 anni di musica d’autore in Italia. Fra giochi di citazioni e riferimenti, fra innovazione e sperimentazione Dimartino si dimostra essere un numero uno.

Come dire… le classifiche lasciano il tempo che trovano, ma qualche volta ci azzeccano.

Fabio Butera

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