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Di Matteo: “Sono solo poche decine i condannati per corruzione”

Il magistrato minacciato di morte dal boss Riina è stato ascoltato stamani per la prima volta dalla commissione regionale Antimafia dell’Ars. Restano protetti dal segreto alcuni argomenti trattati. Musumeci: “La politica deve essere autoselettiva per agevolare il lavoro delle Procure”.

Il ruolo della politica, la compiacenza tra mafia, politica e certa imprenditoria, il voto di scambio politico mafioso (il reato punito dall’articolo 416-ter del codice penale), sono alcuni dei temi sui quali è intervenuto oggi in commissione regionale Antimafia dell’Ars il pm Nino Di Matteo.

Un’audizione svoltasi rigorosamente a porte chiuse, al termine della quale il presidente dell’Antimafia, Nello Musumeci, ha dichiarato ai giornalisti che alcuni degli argomenti trattati rimangono assolutamente top secret.

All’ordine del giorno anche l’inefficacia della normativa nazionale che disciplina lo scioglimento dei consigli comunali in odor di mafia ed il sempre più dilagante fenomeno della corruzione. Riguardo al voto di scambio politico- mafioso, Musumeci ha spiegato che la commissione, in base alle sue competenze, ha già avanzato una proposta di legge affinché “si esercitino maggiori controlli, non solo al momento del voto, sui presidenti di seggio, sugli scrutinatori e sui rappresentanti di lista che spesso esercitano pressioni sull’elettore”.

Il magistrato minacciato dal Capo dei capi, Totò Riina, ha voluto sottolineare i grandi passi in avanti fatti nel contrasto alla criminalità organizzata ed i suoi persistenti rapporti con la politica, la quale “deve riappropriarsi della capacità di contrastare ogni forma di criminalità. Dal punto di vista della repressione della criminalità ordinaria, abbiamo fatto dei grandissimi passi in avanti. Ma ora è necessario un salto di qualità- è il monito di Di Matteo- che si può assicurare tentando di recidere una volta e per sempre i rapporti Alti di Cosa Nostra”.

Alla luce di questo, la liaison dangereuse fra mafia-politica e finanza è così forte oggi, come ieri? Chiediamo al magistrato della Trattativa, che in passato ha ricevuto anche alcuni inviti, sempre glissati, a scendere nell’arena politica.

“Il problema è quello di cui abbiamo discusso oggi, dell’attualità dei rapporti mafia- politica e mafia- amministrazione pubblica, che è una questione grave anche oggi. Nel dna di Cosa Nostra c’è sempre stata la ricerca di questo legame con il potere, soprattutto quello politico; non è cambiata, a mio avviso, la loro volontà. Semmai sono mutate le strategie, nel senso che nei casi anche più recenti da noi esaminati è emersa la volontà della criminalità di proteggere il politico colluso da possibili indagini, e quindi di non “bruciarlo”. L’organizzazione mafiosa cerca sempre la strada di intermediari insospettabili. Quindi- prosegue Di Matteo- il fine è rimasto quello di sempre, la strategia di approccio è più complessa, meno traumatica e più mediata da soggetti non sospetti. E’ un po’ la storia di processi relativamente recenti che si sono anche conclusi a Palermo”.

Dal magistrato anche un altro auspicio. “La lotta alla mafia ed alla corruzione non possono essere due settori distinti, separati come se fossero due mondi diversi; è proprio attraverso reati di corruzione, di abuso d’ufficio, di turbativa d’asta che le organizzazione mafiose penetrano nella politica e nelle pubbliche amministrazioni. La corruzione dilaga ed il sistema repressivo è insufficiente. Se noi vediamo le statistiche ministeriali sui detenuti in esecuzione di pena, coloro i quali sono stati definitivamente condannati e sono in carcere, soltanto poche decine sono i soggetti condannati definitivamente per corruzione. Questo che significa, che in Italia non esiste la corruzione o che sostanzialmente con l’attuale sistema legislativo la corruzione è impunita? Io credo che sia questa purtroppo la tragica verità. E fino a quando, aldilà della politica degli annunci, non si metterà seriamente mano dal punto di vista legislativo alla repressione del fenomeno della corruzione, ritengo che la situazione rimarrà sempre grave”.

Il presidente della commissione antimafia Musumeci ha posto l’accento sulla capacità autoseletiva della politica per agevolare il lavoro delle procure. “Bisogna spezzare questo cordone di solidarietà che mette assieme politici chiacchierati e politici onesti- ha detto-. Riteniamo che Di Matteo sia, per il suo ruolo, la persona più adatta a poterci consentire di avviare iniziative che finalmente restituiscono la credibilità perduta”.

E nel frattempo, l’ultima gola profonda della mafia palermitana, il neo pentito Vito Galatolo, potrebbe far riaprire indagini già archiviate e dare una svolta alle inchieste ancora in corso. Decine di verbali e accuse firmate dallo stesso boss dell’Acquasanta raccontano i retroscena degli ultimi delitti che hanno insanguinato la città e della misteriosa scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio di cui si sono perse le tracce dal 3 agosto 2007. Secondo Galatolo, i due sarebbero stati uccisi per contrasti sorti con i soci dell’immobiliare che stava realizzando alcuni immobili a Isola delle Femmine, un comune del palermitano. In base alle ricostruzioni del pentito, i Maiorana sarebbero stati seppelliti nelle fondamenta degli appartamenti in costruzione. Un vecchia pratica molto in uso dalla “lupara bianca” negli anni ’70 e ’80.

Marina Pupella

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