Di Maio “Prof” a Londra: il colpo di scena che irrita gli ex grillini
King’s College e ruolo UE nel Golfo: la carriera dell’ex M5S continua a far discutere

Di Maio a Londra, professore onorario al King’s College: “ce l’ha fatta” (e i grillini muti)
Nuovo incarico accademico per l’ex leader M5S, già inviato speciale UE per il Golfo: una traiettoria che manda in cortocircuito la retorica anti-casta
Luigi Di Maio aggiunge un nuovo tassello alla sua carriera internazionale: è stato nominato professore onorario presso il Department of Defence Studies del King’s College London. Lo ha annunciato lui stesso sui social, spiegando che intende contribuire al dialogo su sicurezza internazionale, relazioni Europa-Golfo e dinamiche geopolitiche.
Traduzione politica, in salsa italiana: Di Maio ce l’ha fatta. Alla faccia di chi, fino a ieri, lo liquidava come “uno capitato lì per caso”. E soprattutto alla faccia di molti ex compagni di viaggio grillini, rimasti impantanati tra correnti, nostalgie e recriminazioni.
Dal “vaffa” alle istituzioni: la carriera che spiazza tutti
Qui non è questione di simpatia o antipatia: è che la parabola è oggettiva. Di Maio è passato in pochi anni dalla stagione dell’anti-sistema a una collocazione pienamente istituzionale, con ruoli e relazioni che contano. Oggi, oltre alla dimensione accademica (onoraria), resta infatti Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Golfo, incarico nato nel 2023 e poi prorogato fino al 2027 secondo diverse ricostruzioni di stampa.
In altre parole: mentre alcuni ex colleghi continuano a vivere di “posizionamento”, lui ha trovato una strada stabile nel circuito euro-diplomatico. Che piaccia o meno, è così.
Professore onorario: titolo simbolico, effetto mediatico enorme
Il punto che sta facendo discutere non è (solo) l’incarico in sé, ma l’effetto domino mediatico: l’Italia è il Paese dove il titolo conta, eccome, e la formula “professore” – anche quando è onoraria – accende immediatamente reazioni, ironie, tifoserie.
Di Maio nel suo post parla di “nuova sfida” e di un contributo al confronto su sicurezza e geopolitica. Ed è esattamente su quel terreno che prova a giocare la partita: esperienza istituzionale, rete internazionale, visibilità accademica.
La stoccata politica: i grillini restano a guardare
Il dato più gustoso, per chi fa politica e comunicazione, è un altro: questa notizia pesa come una piccola umiliazione simbolica per una parte del mondo 5 Stelle. Perché l’uomo che doveva essere “temporaneo”, “non all’altezza”, “finito”, oggi colleziona incarichi e riconoscimenti fuori dai confini italiani.
E allora sì, l’ironia viene naturale: ha fatto strada senza fare strada, direbbero i detrattori. Ma la realtà è che, a un certo punto, qualcuno lo ha ritenuto utile, spendibile, affidabile. E in certe stanze – piaccia o no – conta solo quello.
E a questo punto, viene da chiedersi: il prossimo passo sarà davvero il Quirinale? Perché dopo incarichi internazionali e cattedre onorarie, la Presidenza della Repubblica non sembra più così lontana…



