“Sono la memoria storica di quei cani”: la nota integrale di Giusy Caldo sul canile municipale di Palermo
La polemica social sul canile di Palermo vista da chi c'era. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota.

BENESSERE ANIMALE
Sedici anni di deportazioni: la memoria di una volontaria storica
Giusy Caldo ricostruisce dal 2012 a oggi la storia dei trasferimenti forzati di circa 1.400 cani, tra bandi comunali, canili non a norma e un business del randagismo che nessuna amministrazione ha saputo fermare
Ci sono storie che non finiscono sui giornali finché qualcuno non decide di raccontarle per intero. Quella del canile municipale di Palermo è una di queste: una vicenda lunga sedici anni, fatta di camion carichi di cani, contratti milionari, canili non a norma sparsi per l’Italia e volontari che si sono battuti con ogni mezzo per fermare quello che loro stesse definiscono una deportazione sistematica.
Ieri avevamo pubblicato il comunicato dell’assessore Fabrizio Ferrandelli, che rivendicava un risparmio netto di circa 3 milioni di euro l’anno nella gestione del benessere animale a Palermo. Oggi arriva la voce di chi quella storia la conosce da dentro, giorno per giorno, da oltre vent’anni: Giusy Caldo, volontaria storica del canile municipale, che ricostruisce dal 2012 a oggi sedici anni di trasferimenti forzati, bandi comunali e circa 1.400 cani deportati in strutture lontane da casa.
Riportiamo la nota integrale di Giusy Caldo, volontaria storica del canile municipale di Palermo
Come volontaria storica del canile municipale di Palermo, voglio effettuare una nota che vada a ricostruire tutto il periodo del canile municipale a partire dal 2012. Mi scuso se sarò lunga, ma parliamo di oltre dieci anni di storia.
Alcuni di noi, volenti o nolenti, hanno fatto la storia del volontariato animalista palermitano e soprattutto del volontariato al canile municipale. In almeno vent’anni possiamo fermamente affermare di essere l’unica memoria storica di quei cani che furono reclusi e deportati dal Comune di Palermo. Quelle povere anime dimenticate da consiglieri comunali (alcuni), da volontari e giornalisti.
Le prime deportazioni di cani iniziarono nel 2012, quando, a fronte di un bando comunale, l’Enpa e il commissario Tossani — poi commissariato per illeciti — trasferì, anche in modo anomalo, circa 60 cani. Ai tempi, per noi volontari, era una novità e dobbiamo aggiungere che durante il “primo carico” eravamo speranzosi, scegliendo i cani più belli e giovani per favorire le adozioni. Quel piccolo sogno di collaborazione svanì in un incubo. Noi non eravamo consapevoli che da lì a poco si sarebbe aperta una falla, un vortice in cui migliaia di cani venissero trasferiti, perdendo spesso tracce e contatti.
Ricordiamo tra questi i trasporti verso Enpa, Squadra quattro zampe San Patrignano, i canili delle Madonie con Macaluso, i trasferimenti tramite Genovese e associazione Agada, i trasferimenti poi sventati con la Chiara Notari Stefano, il rifugio di Troncale non a norma in Sicilia, poi ancora la vergogna di Caserta e poi ancora la ditta di Enna. Circa 1.400 cani negli anni, per la maggior parte morti nelle gabbie, ad ingrassare il portafoglio di imprenditori e ad annullare la dignità di quei poveri cani.
Cosa hanno fatto gli animalisti? Hanno provato a difendere con urla, unghie e denti ogni povero cane. Cosa ha fatto l’amministrazione comunale? Ha svenduto al miglior offerente furgonate di cani per fare spazio. Uno spazio immediatamente ricoperto da altri cani, cosa sempre ribadita al Sindaco Orlando ed ai vari consiglieri comunali. Per ogni cane in partenza c’era un nuovo cane al cancello in ingresso.
In tutti questi anni, a partire dal 2012 ad oggi, l’unica persona che ha sempre lottato contro l’amministrazione comunale in tutti i ruoli che rivestiva, da regionale a consigliere comunale di qualsiasi partito, opposizione o maggioranza, è stato Fabrizio Ferrandelli, perché ha sempre avuto una visione comune con noi associazioni animaliste contro la deportazione dei cani, sapendo consapevolmente che il trasferimento dei cani non risolveva il problema: aggiungeva debiti alle casse comunali senza limitare gli ingressi della struttura.
Continuare bandi su bandi e trasferimenti su trasferimenti ha fatto soltanto ingrassare determinate realtà business contro il benessere degli animali. Tutti questi canili nati circa dal 2010 ad oggi sono sorti proprio per accogliere vagonate di randagi, perché a monte nessun comune della regione siciliana ha mai pensato a una vera sterilizzazione a tappeto dei cani randagi. E soprattutto nessuno ha mai pensato di utilizzare quei fondi per sterilizzare gli animali di proprietà delle famiglie meno abbienti: le stesse che poi, non riuscendo a sostenere la spesa, abbandonano gli animali e li fanno entrare dal cancello del canile municipale.
Trovo davvero curioso l’intervento in consiglio comunale della consigliera Giulia Argiroffi, che parla dello spreco di denaro dei canili convenzionati, facendo riferimento anche all’ultimo bando relativo al territorio di Caserta. Trovo assurdo che la consigliera si svegli solo oggi, visto e considerato che due anni fa — proprio quando si era da poco insediato l’assessore Fabrizio Ferrandelli — doveva venire con me, Giusy Caldo, e con l’assessore Ferrandelli in ispezione a Caserta. Quell’ispezione doveva essere effettuata da me come volontaria, dall’assessore Ferrandelli, da Salvo Imperiale come membro della commissione igiene e sanità, e dalla stessa Argiroffi. Imperiale ci comunicò pochi giorni prima che non poteva partire per un problema di salute del padre. La consigliera Argiroffi, invece, ci lasciò in asso direttamente al porto di Palermo, adducendo a un problema personale.
In questi due anni, la consigliera ha omesso, ha dimenticato. Perché non si è occupata della situazione dei cani trasferiti a Caserta dopo quell’episodio? È questa forse una strumentalizzazione politica da parte di chi non esiste al comune e ogni tanto si sveglia con qualche notizia di cui appropriarsi?
Nello stesso tenore si leggono i post dell’ex consulente al benessere animale nel periodo dell’assessorato Rosi Pennino, Ilenia Rimi, la quale continua a salire sul carro della polemica in maniera assolutamente illogica. Durante il periodo della sua consulenza gratuita, proprio l’amministrazione comunale e l’assessore Pennino avviarono una convenzione col rifugio di Enna per la deportazione di cani. Quella stessa amministrazione voleva poi smantellare integralmente gli ambienti del mattatoio, trasferendo ulteriori 180 cani.
Tutta la polemica nata in queste ultime ore da alcuni personaggi è svolta al nulla, perché sono le stesse persone — una consigliera che non ha vigilato per due anni, una consulente che ai tempi avrebbe potuto e dovuto bloccare le deportazioni — che oggi corrono dietro a notizie ormai vecchie che non risolvono il problema e non hanno restituito la vita a circa mille e quattrocento anime deportate.
Con tutti i soldi spesi in questi sedici anni, quanti canili potevano essere costruiti a Palermo? Quanti animali di proprietà potevano essere sterilizzati, riducendo di fatto nascite e abbandoni? Le precedenti amministrazioni hanno semplicemente incrementato il business del randagismo. E l’assessore Ferrandelli oggi si ritrova in una posizione scomoda, con debiti comunali che non ha generato lui, ma che ha trovato sul tavolo lasciati da chi lo ha preceduto.
Ci dispiace constatare che l’unico assessore empatico, con la stessa visione delle associazioni animaliste, venga messo sul banco degli imputati per errori che non sono suoi. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di non accusare Fabrizio Ferrandelli, ma di riconoscergli il merito del lavoro che sta svolgendo in sinergia con gli animalisti che in tutti questi anni hanno cercato, con scarsi risultati non per colpa loro, di fare la storia.



