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DALLO SMART WORKING AL POLA.  CENTRALE  LA COSTRUZIONE DI UN PIANO CONDIVISO

 

Il 2020 è stato l’anno del lavoro a distanza, che ha rappresentato la prima esperienza per la maggior parte dei dipendenti della Pubblica Amministrazione. Secondo i numeri del monitoraggio elaborati da FormezPA per conto della Funzione pubblica e pubblicati a dicembre 2020, lo smart working nella PA ha riguardato l’86% delle amministrazioni interpellate (1.537 amministrazioni), dal 94% al 100% se parliamo degli enti sopra i 10 addetti. Da un’indagine  realizzata da FPA nel luglio 2020, l’88% dei dipendenti ha giudicato l’esperienza in modo positivo, il 69,5% ha sostenuto di aver potuto organizzare e programmare meglio il lavoro e il 34,9% di aver lavorato in un clima di maggior responsabilizzazione; il 94% dei dipendenti pubblici dichiarava che avrebbe voluto continuare a lavorare da remoto anche a fine emergenza. La maggior parte delle pubbliche amministrazioni, anche se con molte difficoltà, sono riuscite comunque a garantire i servizi essenziali ai cittadini e alle imprese, ritardi a parte.

Lo smart working ha segnato l’inizio di una rivoluzione culturale, organizzativa e  di processo perché ha scardinato definitivamente la base delle consuetudini e degli approcci tradizionali e consolidati nel mondo del lavoro subordinato, orientando ad una cultura orientata ai risultati e approcciando a valutazioni legate alle reali performance.

Ma, come ha ampiamente dichiarato il Ministro Brunetta, ora necessita  ricondurre tale modalità lavorativa  a divenire uno degli strumenti di organizzazione del lavoro delle singole amministrazioni, strettamente connesso al livello della qualità dei servizi da fornire a cittadini e  alle imprese, ed il POLA ( Piano Organizzativo del lavoro Agile ) va proprio in questa direzione.

Questo strumento, previsto già nel decreto Rilancio, prevede che le amministrazioni pubbliche entro il 31 gennaio di ciascun anno (a partire dal 2021) redigano il Piano per le attività che possono essere svolte in modalità agile e che almeno il 60% dei dipendenti possa avvalersene. In assenza dello strumento , il lavoro agile si applica ad almeno al 30% per cento dei dipendenti, ove lo richiedano.

Al fine di promuovere l’attuazione del lavoro agile, il POLA definisce le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti, anche in termini di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa, della digitalizzazione dei processi, nonché della qualità dei servizi erogati, anche coinvolgendo i cittadini, sia individualmente, sia nelle loro forme associative.

Per attuare il lavoro agile è quindi indispensabile un ripensamento delle attività e del modello di lavoro, degli orari e del livello di responsabilizzazione. Si parla anche di una ridefinizione degli spazi di lavoro con caratteristiche simili sia per il lavoratore che opera in sede sia per chi lavora da casa o da un altro luogo.

Ma a fine febbraio solo un terzo delle amministrazioni, che sono tenute a farlo, hanno approvato il POLA, secondo i dati riportati nel portale della performance del Dipartimento della funzione pubblica. Ma, aldilà dei numeri, è importante che  il percorso è finalmente avviato anche perché  alla presentazione del POLA è legata anche la possibilità di ottenere risorse aggiuntive, da destinare all’acquisto di dispositivi informatici e ai percorsi di formazione per dipendenti.

Le piattaforme digitali possono venire in aiuto della PA semplificando la complessità sia per il dipendente, che potrà concentrarsi sulle attività di collaborazione interna e al servizio dei cittadini, sia per i reparti che devono mettere a punto l’infrastruttura e fornire supporto.

Ma quello che farà veramente la differenza sono le risorse umane: i dipendenti della PA,  non solo in riferimento alle competenze da acquisire e al cambio di mentalità necessario all’interno dell’organizzazione, ma anche in riferimento al loro coinvolgimento fin dalla fase di analisi del processo di cambiamento per effettuare la mappatura dei bisogni.

Pertanto nella stesura del POLA le Amministrazioni, che credono realmente nello strumento, devono costruire il percorso attraverso una partecipazione attiva, con la creazione di gruppi interni di lavoro, al fine di una condivisione del progetto che tenga conto di una reale analisi del contesto. Diversamente il POLA,come tanti altri piani, sarà semplicemente vissuto come un altro sterile adempimento a danno dell’efficienza dei servizi erogati e quindi del cittadino.

Caterina Guercio

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