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Dalla solidarietà allo sfratto: l’attivista di sinistra cacciata dal suo inquilino

Il migrante accolto ha cambiato la serratura: ora lei vive da parenti e chiede giustizia

Accoglie un immigrato e resta senza casa: il boomerang del buonismo radicale

Dalla solidarietà cieca alla resa: quando l’accoglienza diventa un incubo

Oggi vi raccontiamo un fatto che certifica quanto l’ospitalità e l’accoglienza “a tutti i costi” possano trasformarsi in un incubo. Quando la violenza arriva da uno straniero, chi denuncia viene sempre accusato di razzismo. Ma se lo stesso dramma colpisce una militante di sinistra, paladina dell’integrazione e candidata della politica progressista, allora improvvisamente l’ospite diventa carnefice e la paladina si scopre vittima. Un buonista, però, o lo è sempre o non lo è mai: non può cambiare bandiera quando il problema bussa alla sua porta.

Dall’accoglienza al sopruso

La protagonista di questa vicenda aveva deciso di aprire la porta di casa a un immigrato nordafricano. All’inizio sembrava un gesto di solidarietà, poi tutto è cambiato: l’uomo ha smesso di pagare l’affitto, ha iniziato a insultarla, guardava pornografia davanti a lei, le rivolgeva attenzioni sessuali indesiderate e infine ha sostituito la serratura dell’abitazione. Risultato: la proprietaria è stata costretta ad abbandonare la sua casa e a rifugiarsi dai parenti.

La legge ferma, lei fuori casa

Alla richiesta di aiuto, la polizia ha risposto che senza un ordine di sfratto da parte del tribunale non poteva intervenire. In Spagna i casi di “inquiokupación” sono frequenti: chi smette di pagare ma resta nell’immobile è protetto da tempi di giustizia lunghissimi, mentre il legittimo proprietario rimane ostaggio del sistema. Oggi la donna è seguita da uno specialista per lo stress subito e ha persino avviato una petizione per chiedere procedure più rapide.

Il cortocircuito del buonismo

Ed eccoci al punto: la stessa persona che ha sempre difeso l’accoglienza come dogma politico si ritrova oggi a combattere in tribunale contro l’uomo che aveva ospitato. Lo denuncia, lo accusa, chiede giustizia. Ma allora? Un buonista non dovrebbe mai lamentarsi: dovrebbe ricordarsi che “il povero ragazzo” aveva problemi economici, disagi personali, e che “nelle sue terre funziona così”. Invece no: oggi l’ex paladina dell’accoglienza è in guerra aperta con il suo ospite, quello stesso a cui aveva offerto fiducia e casa. Un cortocircuito che dimostra come il buonismo ideologico, quando si scontra con la realtà, diventa un boomerang micidiale.

Il suo nome è Estíbaliz Kortazar, ex candidata di Podemos nei Paesi Baschi. Da icona dell’accoglienza a vittima dell’ospite che aveva accolto: la parabola perfetta di un’ideologia che, applicata senza misura, finisce per tradire chi la predica.

La morale

Questa vicenda certifica l’ipocrisia dell’accoglienza senza regole e dell’Europa progressista che impone agli Stati e ai cittadini scelte insostenibili. Quando un fatto di criminalità tocca una militante di sinistra, la bontà si trasforma in rabbia, la legge diventa ingiusta, i tempi per riavere ciò che è tuo si allungano e finiscono per favorire chi ti ha rubato la casa. E allora ci chiediamo: non sarebbe utile che storie simili accadessero anche ad alcuni dei nostri progressisti italiani, magari a qualche politica che dal Parlamento predica accoglienza illimitata? Non per cattiveria, ma per far capire sulla propria pelle cosa significa subire un’ingiustizia del genere. Perché non è bello fare i buoni con la pelle degli altri.

di Francesco Panasci

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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