Cuffaro patteggia tre anni: chiusa l’inchiesta sulla sanità siciliana
Il giudice ha accolto l'accordo per corruzione e traffico di influenze. Revocati i domiciliari, pena residua ai servizi sociali

Totò Cuffaro torna libero. La Gip Ermelinda Marfia ha accolto il patteggiamento a tre anni — di cui cinque mesi già scontati ai domiciliari — per corruzione e traffico di influenze illecite nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità siciliana. Il giudice ha ritenuto la pena congrua, chiudendo la vicenda giudiziaria dell’ex presidente della Regione e disponendo la revoca degli arresti domiciliari, dove Cuffaro si trovava da dicembre scorso.
Risarcimenti e pena residua ai servizi sociali
L’ex governatore verserà 15mila euro a titolo di risarcimento: dodicimila all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo e tremila all’Asp di Siracusa. La pena residua sarà scontata in regime di servizi sociali, senza alcuna misura di custodia cautelare, nonostante i significativi precedenti penali dell’imputato.
Cuffaro, presidente della Nuova Dc e tornato in politica dopo la riabilitazione, aveva già scontato quasi sei anni di carcere per la condanna nel processo sulle Talpe alla Procura di Palermo: sette anni per rivelazione di segreti d’indagine e favoreggiamento, entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra. Fatti risalenti ai primi anni Duemila, giuridicamente distinti da quelli contestati in questa seconda vicenda processuale.
Il concorso aggiustato e gli appalti di Siracusa
Secondo le accuse, Cuffaro avrebbe condizionato un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari all’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo. Parallelamente, gli inquirenti gli contestavano di essere intervenuto su alcuni appalti dell’Asp di Siracusa, riguardanti i servizi di lavanderia e ausiliariato, reati per i quali rispondeva di traffico di influenze illecite.
Le ipotesi iniziali erano ben più numerose, sia nei capi d’imputazione che nel numero degli indagati. Il tribunale del Riesame — seguito in parte dalla Corte di Cassazione — era intervenuto pesantemente sulla tenuta probatoria del fascicolo, sollevando un problema tecnico sull’utilizzabilità delle intercettazioni e azzerando una serie di contestazioni. I pm Andrea Zoppi e il coordinatore del gruppo Gianluca De Leo, della Procura diretta da Maurizio de Lucia, avevano quindi scelto di concentrarsi sugli episodi che avevano superato il vaglio del Riesame, ritenuti più solidi, e avevano infine accolto la proposta di patteggiamento avanzata dai difensori.
«Una scelta sofferta»: parla la difesa
Gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, legali di Cuffaro, hanno dichiarato che “il loro assistito non renderà alcuna ulteriore dichiarazione” e hanno precisato che “la decisione di optare per la definizione del procedimento con le forme del patteggiamento, pur a fronte di una sentenza della Cassazione che aveva annullato il titolo custodiale, è stata conseguenza di una precisa e sofferta scelta, condivisa con il proprio assistito, di definire celermente la vicenda giudiziaria consentendo al dottor Cuffaro di riacquistare serenità nell’ambito esclusivamente degli affetti personali e familiari”.
Una storia giudiziaria lunga e complessa, che si chiude con un accordo in sede processuale. Resta sullo sfondo una domanda che la cronaca giudiziaria palermitana continua a porre: quanto pesano, nella vita pubblica siciliana, i confini tra politica, appalti e condizionamenti. Una risposta che nessuna sentenza, patteggiata o meno, è in grado di dare da sola.



