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Difesa, Crosetto avverte: “Per Hormuz serve l’Onu o una forza multilaterale”

Il ministro della Difesa accelera sugli assetti militari ma ribadisce: "L'egida delle Nazioni Unite è il pilastro della nostra partecipazione"

MEDIO ORIENTE

Stretto di Hormuz e sicurezza nel Mediterraneo: la strategia di Crosetto

Il ministro della Difesa fissa le condizioni per l’impiego della Marina, chiarisce i rapporti con gli Usa e avverte sul futuro della missione Unifil in Libano.

La diplomazia italiana si muove con prudenza in un contesto internazionale sempre più complesso, segnato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dall’instabilità cronica in Libano. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, interviene per fare chiarezza sulla linea dell’esecutivo, ribadendo la disponibilità del Paese a contribuire alle missioni internazionali, ma ponendo paletti fermi sulle condizioni operative e sul mandato necessario per un eventuale intervento delle nostre Forze Armate.

La posizione italiana nello Stretto di Hormuz

Il governo italiano guarda con attenzione all’operazione per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Guido Crosetto, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha espresso soddisfazione per il consenso trasversale sul tema, affermando: “Sono contento che ci arrivi anche l’opposizione. Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace”. Per il titolare della Difesa non vi è spazio per dubbi parlamentari davanti a una missione di carattere internazionale.

L’impegno italiano, qualora si concretizzasse, vedrebbe protagonista la Marina Militare. “L’Italia, che ha una delle migliori marine militari del mondo, potrebbe pensare ad assetti cacciamine” ha spiegato il ministro, rivelando di aver già predisposto i piani operativi: “Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi”. Tuttavia, Crosetto ha sottolineato una condizione essenziale per l’invio degli assetti: la cessazione delle ostilità. “Per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra” ha precisato.

Il punto sui rapporti con gli Stati Uniti

Le polemiche riguardanti le critiche di Donald Trump alla premier Giorgia Meloni non sembrano scalfire la solidità dei rapporti tra Roma e Washington. Il ministro Crosetto ha minimizzato l’accaduto, convinto che il tempo e la conoscenza dei fatti porteranno a una distensione. “Qualcuno dei suoi collaboratori gli spiegherà la verità, quali sono le nostre regole d’ingaggio. Trump prenderà atto di aver dato un giudizio ingeneroso e affrettato sull’Italia”.

Il nodo di Sigonella, spesso al centro del dibattito, viene dunque archiviato dal ministro con fermezza. “L’Italia è sempre stata disponibile alla cooperazione con gli Usa” ha aggiunto Crosetto, ricordando che la base siciliana opera nel pieno rispetto delle intese. “Sigonella non ha pesato nulla: gli americani sono i primi a sapere quali siano le regole e a volerle rispettare”. Sul piano generale, il ministro ha inoltre definito il conflitto scatenato dall’attacco all’Iran un “grave errore”, valutando le conseguenze negative anche per lo scenario nazionale italiano.

La questione Libano e il futuro di Unifil

L’attenzione del Ministero della Difesa rimane alta anche sul fronte libanese, dove gli attacchi alla missione Unifil hanno sollevato forti preoccupazioni per l’incolumità dei militari impegnati sul campo. Crosetto ha ribadito di aver chiesto “più volte un cambio di passo e di regole con atti ufficiali, a maggiore protezione dei nostri militari”.

L’urgenza deriva anche dall’imminente scadenza temporale della missione attuale. “Unifil è in ritardo per cambiare perché a dicembre finirà” ha avvertito il ministro, sottolineando la necessità di pianificare tempestivamente il futuro. “Dovremo pensare come sostituirla. Perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”.

Il Ministero della Difesa continua a monitorare costantemente gli scenari di crisi, pronto ad agire laddove le condizioni di sicurezza e di mandato internazionale garantiscano una missione efficace e sostenibile.

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