Cellule dormienti, caos e Hormuz: Crosetto fotografa la guerra che l’Italia non può ignorare
Dal rischio terrorismo interno alla tenuta dello stretto più strategico del mondo, il ministro della Difesa tratteggia uno scenario sempre più instabile

MEDIO ORIENTE
Crosetto: “L’Italia nel mirino del terrorismo iraniano, centinaia di cellule dormienti nel mondo”
Il ministro della Difesa lancia l’allarme: non un attacco diretto, ma la minaccia silenziosa di agenti attivabili in qualsiasi momento. E sulla crisi avverte: «Rischia di diventare più grande»
Il pericolo non arriva dai cieli né dal mare. Non è un esercito schierato, non è una dichiarazione di guerra. È qualcosa di più insidioso: persone comuni, integrate nella quotidianità, pronte a trasformarsi in strumenti di morte su ordine di Teheran. Il ministro della Difesa Guido Crosetto lo dice senza mezzi termini, intervenendo su Rtl 102.5: l’Italia non teme un attacco militare diretto dall’Iran o da Hezbollah, ma ha tutto il motivo di preoccuparsi del terrorismo.
Cellule dormienti, attivabili in qualsiasi momento
“Attacchi diretti all’Italia dall’Iran o da suoi proxies come Hezbollah in questo momento non vengono presi in considerazione. Il problema invece per il nostro Paese e per tutti quelli che non partecipano al conflitto è il terrorismo. Si calcola che in tutto il mondo ci siano centinaia di cellule dormienti iraniane, persone che sembrano normali ma che sono attivabili in qualsiasi momento per compiere atti di terrorismo anche sacrificando loro stesse. E questo da anni”
“La crisi non finirà presto e rischia di allargarsi”
Sulla spirale in corso in Medio Oriente, il ministro non nasconde l’inquietudine: “Ho l’impressione che questa crisi non finirà nelle prossime settimane, il problema è che non acceleri e diventi più grande”. La situazione, spiega Crosetto, si è rivelata più complicata del previsto anche per chi ha avviato le operazioni: “Gli Stati Uniti avevano l’idea che bastasse decapitare il regime di Teheran per avere condizioni che portassero a un cambio della leadership iraniana, mentre si stanno rendendo conto che la reazione preordinata iraniana è quella di scatenare il caos”.
Hormuz non si abbandona al ricatto di Teheran
In un’intervista al Foglio, Crosetto aveva già tracciato la linea italiana sul dossier più strategico: lo Stretto di Hormuz. “Non si può lasciare che la stabilità della regione dipenda dal ricatto del regime iraniano — ha affermato il ministro — La risposta non può però essere solitaria ed episodica o parziale: deve essere larga, credibile, condivisa, coinvolgendo il maggior numero possibile di Paesi del mondo”.
Roma non intende fare un passo indietro:
“L’Italia non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi dalla difesa del diritto di passaggio a Hormuz perché da quel tratto di mare passa una parte decisiva della nostra sicurezza, della nostra economia. Non solo gli interessi italiani o europei ma di tutto l’Indo-Pacifico e, per l’effetto domino sui prezzi dell’energia, di tutto il mondo”.
La partita in Medio Oriente si gioca dunque su due tavoli paralleli: quello militare e geopolitico, dove l’Italia difende rotte vitali per la propria economia; e quello silenzioso dell’intelligence e della sicurezza interna, dove il rischio non porta divise né fa notizia – fino al momento in cui è già troppo tardi. Il governo, per ora, dice di avere gli occhi aperti su entrambi.



