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Crosetto: “Non abbiamo imparato nulla da Hiroshima. Il rischio di questo conflitto è la follia”

Dal rischio nucleare alla crisi della NATO, il ministro della difesa disegna uno scenario globale sempre più fuori controllo

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Crosetto: “Il rischio di questo conflitto è la follia. Non abbiamo imparato nulla da Hiroshima”

L’ONU è stata lasciata morire, il multilateralismo ha fallito.

C’è un conflitto in corso che non assomiglia a nessun altro degli ultimi decenni. Lo dice chiaramente Guido Crosetto, ministro della difesa, in un’intervista al Corriere della Sera, commentando il nuovo ultimatum lanciato da Donald Trump nei confronti dell’Iran. Un’escalation che preoccupa, e non solo sul piano militare.

“Spero che tutti capiscano cosa stiamo vivendo”

Crosetto non usa mezze misure: È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti“. Una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere. Il terreno su cui si combatte, secondo il ministro, è quello di un multilateralismo che ha fallito: non ha saputo imparare dal secolo scorso e non ha costruito anticorpi per reggere quello che stiamo attraversando ora.

L’ONU, in questo quadro, è stata lasciata morire lentamente: le abbiamo tolto ogni capacità di influenza e ruolo. E il vuoto che rimane è pericoloso.

Il fantasma di Hiroshima e il rischio nucleare

Il ministro non teme di toccare il tema più oscuro:

L’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla”.

La dinamica che preoccupa di più è quella dell’escalation:Ad azione corrisponde reazione di un livello superiore“. Una spirale che, se non si interrompe, può portare a conseguenze imprevedibili. Afghanistan, Ucraina, Iran: ogni conflitto ignorato come lezione ha alimentato il prossimo.

Trump, l’Iran e una guerra decisa “in due”

Sul presidente americano, Crosetto è netto: Trump è il leader di una nazione sovrana e nessuno dall’esterno è in grado di influenzarlo. Non crede a un impeachment, e individua il problema reale nella corte che lo circonda: “Nessuno osa contraddire il Capo”. Una presidenza senza voci critiche interne è una presidenza che rischia di sbagliare più facilmente.

Sull’Iran il ministro ha una posizione chiara: gli ayatollah rappresentavano “un problema di tuttI”, ma la guerra scattata senza confronto internazionale e senza legittimità ha finito per fare un regalo proprio a Teheran. “Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione”.

L’Italia non è alleata di Trump, è alleata degli Stati Uniti

Sul ruolo dell’Italia, il ministro rivendica la posizione assunta dal governo: “Abbiamo detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni”. E sulla NATO, sgombra il campo da ogni equivoco: «L’Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti. Solo chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza».

Sulla possibilità che Trump ritiri le truppe dall’Europa, Crosetto è preoccupato: “Ci renderebbe più deboli, meno difesi. In questo momento non siamo in grado di reagire tutti insieme sostituendolI”. Il tema di Sigonella viene chiuso rapidamente: le accuse di aver concesso la base alle operazioni sono “false”, e il ministro si dice pronto a negarlo in Parlamento.

La sola via d’uscita resta la diplomazia

In uno scenario simile, “conta purtroppo soltanto la potenza”, ammette Crosetto. Ma non quella tecnologica o economica: Quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare“. Eppure, anche la forza non decide i conflitti da sola: Ucraina e Iran dimostrano che a determinarne la durata è la “capacità di resistenza della parte più debole”.

Il punto di caduta, per il ministro, rimane uno solo: dialogo e attività diplomatica. Trump ha fretta perché i midterm si avvicinano, ma questa guerra sta mettendo a rischio la stessa leadership mondiale degli Stati Uniti. Chi governa, oggi, ha il dovere di non ignorarlo.

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