Politica

Crocetta torna a Gela. “Pretendo rispetto: da qui parte il mio governo”

Crocetta. Foto Internet

Il Presidente della Regione Rosario Crocetta torna nella sua città natale, Gela – di cui è stato sindaco dal 2002 al 2009 – , per presentare al PalaCossiga – in omaggio all’ex presidente della Repubblica scomparso –  la sua lista il “Megafono” per il rinnovo del Senato. Al suo fianco gli assessori Mariella Lo Bello e  Franco Battiato.

“Abbiamo revocato una gara d’appalto da 145 milioni, per la copertura assicurativa che nessuna compagnia, né in Sicilia, né in Italia, era in grado di garantire per quella cifra.” esordisce il Presidente della Regione. “Abbiamo scoperto che in Europa ne esistono appena due. Ed è maturato il sospetto che si alzino i tetti degli appalti, per favorire le holding del settore, com’è avvenuto già per la gara da 45 milioni legata alla fornitura di pannoloni. Riferiremo alla magistratura.”

La gara d’appalto in questione riguarda la copertura assicurativa per le aziende sanitarie e ospedaliere siciliane ed il governo l’ha adesso revocata, dopo che l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, aveva proposto alla giunta la sospensione del bando per permettere ulteriori approfondimenti.

A ricevere Crocetta sia i lavoratori della Ghelas multiservizi S.p.a., azienda partecipata dal Comune di Gela per dare sicurezza occupazionale ai lavoratori LSU, sia il Comitato No Muos che ha esposto uno striscione con scritto: “Voglio vederti ballare, sotto le antenne del Muos”, citando una tra le più celebri canzoni dell’assessore/cantautore Franco Battiato.

Il presidente della Regione si è pure soffermato sul decreto ministeriale che ha paralizzato la categoria dei pescatori impedendo la pesca del novellame pretendendo “il rispetto dell’autonomia siciliana” e puntando il dito verso coloro i quali non assecondano la sua politica che punta alla rinascita della regione Sicilia.

“Non si può ridurre i pescatori in povertà e annullare i provvedimenti della Regione” ammonisce Crocetta che conclude “Dagli amici mi faccio chiamare Saro ma, da questo governo, pretendo il rispetto del mio rango ed esigo che mi si chiami signor Presidente, onorevole ministro, come da statuto. In Sicilia è in atto una rivoluzione che non si può fermare e riusciremo a portare il nostro modello di governo a Roma e a Bruxelles, a coronamento di una battaglia per la legalità. Un modello di cambiamento che è partito proprio da qui, da Gela”.

 

Simone Giuffrida

 

 

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