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Crocetta non si dimette: “Prima le riforme”

“Non mi dimetto perché ho un dovere di fronte agli italiani: voglio capire se questa è una democrazia compiuta o no. Prima faccio le riforme poi do la mia disponibilità all’Ars per decidere se porre fine alla legislatura”. Il governatore siciliano non molla, e nonostante le pressioni dell’opinione pubblica e un’iniziale annuncio di autosospensione, Rosario fa retromarcia e rimane seduto sulla poltrona.
Lo ha affermato, durante la trasmissione ‘Effetto Notte le notizie in 60 minuti’ su Radio 24 : “Voglio capire se si dà più fiducia alle parole di un Tribunale e dei magistrati – ha sottolineato ai microfoni radio  Crocetta – o agli eversori che vogliono far crollare la democrazia. Questa è la mia sfida. E su questo credo che ormai nel nostro Paese ci si debba mobilitare” “E’ venuto il momento di insorgere contro queste schifezze – ha anche detto. In un Paese democratico chi decide se una persona è colpevole non può essere un giornale che magari non vuole ammettere una bufala soltanto per mantenere la reputazione”. “Se il Pd vuole partecipare al massacro di un innocente, allora vuole dire che non è in grado di tutelare le garanzie democratiche di questo Paese. Io al Governo chiedo di istituire una Commissione d’inchiesta su questa vicenda”.
Ad incoraggiarlo a restare a Palazzo d’Orleans  anche le smentite sull’intercettazione giunte da Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta:  “L’intercettazione tra Crocetta e Tutino non è agli atti della nostra Procura. Se avessimo un’indagine su Tutino e quella conversazione, lo sapremmo. Posso pensare – ha proseguito Lari -, ma è solo una mia ipotesi, che quella intercettazione, posto che esista, possa essere stata captata in maniera illegale”.
Intanto il legale di Crocetta annuncia guerra in tribunale al quotidiano l’Espresso: ” “Faremo un’azione civile risarcitoria chiedendo a L’Espresso 10 milioni di danni”, mentre il pg della Cassazione Pasquale Ciccolo, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ha chiesto una relazione al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato sulla vicenda.

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