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Hormuz, l’Iran minaccia il caos e Trump apre ai colloqui: la crisi entra nella fase più pericolosa

Il blocco navale americano dissangua Teheran con 500 milioni di perdite al giorno. L'Italia schiera i cacciamine

MEDIO ORIENTE

Tensione alle stelle nello Stretto di Hormuz: colloqui con l’Iran possibili già venerdì, ma Teheran minaccia il caos

Il blocco navale americano strangola l’economia iraniana: 500 milioni di dollari persi ogni giorno. L’Italia si prepara a inviare quattro navi, tra cui due cacciamine, nella coalizione internazionale.

Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro della crisi internazionale più calda del momento. Donald Trump apre a un nuovo round di colloqui con l’Iran già entro venerdì, mentre il blocco navale imposto dagli Stati Uniti continua a mordere duramente l’economia di Teheran. Sullo sfondo, la Marina militare italiana si prepara concretamente a una missione nell’area, e l’Iran risponde con minacce dirette a chiunque tenti di forzare il passaggio.

L’Iran perde mezzo miliardo al giorno: il blocco fa male

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha fotografato in modo netto la situazione iraniana: «Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno». L’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero del paese, è satura. Il greggio non entra né esce, e il regime fatica persino a pagare i propri dipendenti. Leavitt ha anche smentito le voci circolate nelle ultime ore su un possibile cessate il fuoco temporaneo di «3-5 giorni», definendole «inesatte»: Trump non ha fissato alcuna scadenza.

Sul fronte istituzionale iraniano, il parlamento e il Consiglio supremo di Sicurezza nazionale stanno esaminando un piano per «il controllo sovrano» sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha già annunciato di aver depositato alla Banca centrale i primi proventi del pedaggio imposto ai transiti nello stretto.

L’Italia manda i cacciamine: “Siamo i migliori in questo campo”

L’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, capo di Stato maggiore della Marina militare, ha confermato a Rai1 i contorni della missione italiana: due cacciamine, un’unità di scorta e una logistica. “Noi siamo il Paese di riferimento nel campo dello sminamento — ha dichiarato — abbiamo sviluppato questa capacità fin dopo la Seconda guerra mondiale”. La Marina dispone di otto cacciamine operativi a La Spezia. L’Italia non agirà da sola: parteciperà a una coalizione che include Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Belgio.

Teheran non arretra: “Pronti a scatenare il caos”

Teheran alza il tiro senza esitazioni. Il capo della magistratura Mohseni Ejei ricorda che nelle ultime ore tre navi si sono inginocchiate nello stretto, e cita direttamente gli incidenti che hanno messo fuori gioco i cacciatorpediniere americani Murphy e Patterson. Poi avverte: La flotta della Guardia Rivoluzionaria è in agguato dalle grotte marine dell’isola di Farur”, pronta a far fuoco su qualsiasi nave da guerra americana che osi avvicinarsi.

Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi incontra l’inviato speciale sudcoreano Chang Byung-ha e scarica senza mezzi termini su “l’aggressione degli Stati Uniti e di Israele” la responsabilità di quanto accade nel Golfo Persico. Araghchi rivendica il diritto dell’Iran — in quanto Stato costiero — a difendersi ai sensi del diritto internazionale, e avverte: le conseguenze di ogni ulteriore passo ricadranno sugli aggressori.

L’Onu chiede il ripristino della libertà di navigazione

Da New York, il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha ribadito la posizione dell’organizzazione: “Il mondo ha bisogno di vedere la libertà di navigazione ripristinata”. L’Onu segue con preoccupazione gli sviluppi nel Golfo fin da quando i transiti si sono interrotti, e ha registrato alti e bassi nella situazione senza che si sia ancora trovata una soluzione stabile.

Intanto il Pentagono ha comunicato che John Phelan, il più alto funzionario civile della Marina statunitense, lascia il suo incarico con effetto immediato, senza fornire spiegazioni. Una partenza improvvisa, in un momento in cui gli Stati Uniti sono pienamente coinvolti in un conflitto aperto con Teheran.

La partita attorno allo Stretto di Hormuz è tutt’altro che chiusa. Con la diplomazia che tenta di riaprire un canale e le flotte militari che si fronteggiano a poche miglia, ogni mossa rischia di avere conseguenze che vanno ben oltre il Golfo Persico. Il prezzo del petrolio, la stabilità dei commerci globali e l’equilibrio geopolitico del Medio Oriente dipendono da quello che succederà nelle prossime ore.

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