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Cos’hanno fatto i deputati dell’Ars? Mancuso, Marinello, Marrocco e Minardo

Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars (Foto Internet)

Continua con un nuovo appuntamento la nostra inchiesta sull’attività legislativa dei deputati regionali nel corso della quindicesima legislatura dell’Ars. È il turno di Fabio Mancuso che, eletto nelle liste del Pdl nel collegio di Catania con 13.107 voti, ha avuto un percorso travagliato perché implicato in vicende giudiziarie che hanno portato alla sua sospensione fra novembre 2011 e il febbraio dell’anno successivo.

Mancuso, è stato accusato di frode ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Presidente della commissione all’Ambiente e Territorio e componente di quella d’indagine sul piano d’informatizzazione della Regione, ha presentato 10 disegni di legge come primo firmatario e 34 come cofirmatario, di cui quattro hanno terminato il loro percorso e sono divenute altrettanti leggi regionali. È stato l’autore del ddl sulla riqualificazione urbanistica del territorio e di quello sul recepimento delle nuove norme in materia di finanza di progetto e di lavori pubblici.

Il suo nome è rimbalzato agli onori della cronaca in tempi più recenti, perché è stato uno dei deputati che ha censurato l’emendamento anticorruzione al ddl blocca nomine. Ex sindaco di Adrano, Mancuso, dopo aver lasciato pochi giorni fa il Pdl, pare si stia avvicinando a Grande Sud e la sua ricandidatura è legata agli sviluppi di questo nuovo legame.

Eletto nelle liste del Pd del collegio di Agrigento con 5.395 preferenze, Vincenzo Marinello ha trascorso la sua prima legislatura all’Ars come componente della commissione alle Attività Produttive e membro di quella Antimafia. Ha presentato tre disegni di legge come primo firmatario e 75 come cofirmatario, nove delle quali sono divenute poi leggi regionali.

È stato il primo firmatario del progetto di legge, che ancora giace in commissione, sulla creazione di un istituto di medio credito che possa aiutare le piccole e medie imprese siciliane. Marinello, consigliere comunale eletto a Sciacca nelle ultime amministrative di maggio e omonimo del cugino commissario liquidatore dell’Ato Sogeir, ha lanciato la campagna per la sua rielezione.

Componente della commissione agli Affari Istituzionali,  vice presidente di quella Antimafia e membro di quella d’indagine sul piano d’informatizzazione della Regione, Livio Marrocco, eletto nelle liste del Pdl del collegio di Trapani è poi successivamente passato alla corte dei finiani di Fli, di cui è divenuto capogruppo all’Ars. Ha presentato 11 disegni di legge come primo firmatario e 53 come cofirmatario, di cui tre sono stati poi effettivamente convertiti in altrettante leggi regionali.

È stato l’autore del ddl sulla istituzione del libero wi-fi nell’Isola, dell’abolizione delle province e la loro trasformazione in consorzi di comuni e della proposta per l’insegnamento nelle scuole della lingua, la letteratura e la storia siciliana. Negli ultimi mesi, per la sua vicinanza alle posizioni governative e al presidente Lombardo, è stato a un passo dall’entrare nella Giunta regionale, ma è stato poi sorpassato dal compagno di partito, Alessandro Aricò. Partita la campagna per la sua rielezione.

Ragusano di Modica di cui è stato sindaco, eletto nelle liste dell’Mpa del collegio della sua città con 5.320 voti, Riccardo Minardo ha avuto un percorso travagliato nel corso di questa legislatura a causa delle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto in prima persona e che hanno portato a una sua momentanea sospensione dal mandato, fra   aprile e settembre del 2011, quando è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con le accuse di associazione per delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, in merito a un’inchiesta su una presunta truffa legata a finanziamenti statali ed europei. Minardo, già senatore della Repubblica in due legislature, ha presentato 14 disegni di legge come primo firmatario e 20 come cofirmatario, solo due dei quali sono poi stati convertiti in leggi regionali.

Presidente della commissione agli Affari Istituzionali, è stato autore del ddl sulle incompatibilità dei deputati regionali e tra le cariche di componente della Giunta regionale e di componente delle Giunte di Enti locali. Amareggiato, a suo dirsi, per le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, ha già annunciato che non si ricandiderà.

Luca Mangogna

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Un commento

  1. E’ bene conoscere cosa hanno fatto i Deputati all’ARS, nel corso della legislatura. Contestualmente però, bisognerebbe chiedere e pretendere, da loro, una esauriente risposta alle seguenti domande:
    1.- Perché non hanno mosso un dito contro la persistente violazione, da parte del Governo Nazionale, dello Statuto Speciale della Regione Siciliana, che non è un privilegio ma è un diritto dei Siciliani?….
    2.- Perché hanno permesso che le imprese industriali e commerciali, operanti in Sicilia pagassero i relativi tributi alle Regioni dove queste hanno la sede sociale ((Milano, Torino, Genova, Roma), violando il principio della territorialità, nella riscossione dei tributi?…invece di pretendere il rispetto dell’art. 37 dello Statuto e la Sicilia riscuotere direttamente tali tributi e reinvestire i proventi, per l’eliminazione o l’attenuazione dei danni ambientali provocati?… Mentre hanno consentito, permesso, tollerato che la Sicilia subisse e subisce i disastrosi e forse irreversibili danni ambientali, l’insostenibile inquinamento atmosferico e marino, gli elevati rischi per la salute degli abitanti delle zone adiacenti gli stabilimenti incriminati.
    3.- Cosa hanno intenzione di fare nella prossima legislatura? battersi per l’applicazione integrale dello Statuto Speciale?… o perseverare nella sudditanza psicologica e nel timore riverenziale verso gli Autorevoli Rappresentanti del Governo Nazionale?….
    4.- Ai Siciliani mi permetto di ricordare un pensiero di Andrea Camilleri:“I Siciliani vivono male la loro condizione di essere Siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell’atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: “vogliamo vedere se cambia qualche cosa?” votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente”.”

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