Primo PianoSiciliaSocietà

Giornata contro la corruzione, la Sicilia non fa eccezione: 98 indagati in un anno che ha raddoppiato le inchieste

Il rapporto di Libera mostra un'Italia sommersa dalle "mazzette": 96 inchieste in un anno, raddoppiate rispetto al 2024. L'isola tra le regioni più colpite con 11 procedimenti aperti

La “mazzetta” continua a essere moneta corrente in Sicilia. Mentre la politica regionale dibatte su grandi opere e riforme, sotto traccia si muove un sistema parallelo fatto di appalti truccati, favori e scambi illeciti che coinvolge amministratori, funzionari e imprenditori. Oggi, Giornata Internazionale contro la Corruzione, il rapporto 2025 di Libera fotografa un’Italia sommersa dalla corruzione, e la Sicilia emerge come una delle regioni più colpite dal fenomeno

Il quadro nazionale: raddoppiano le inchieste

Da gennaio a dicembre 2025, Libera ha censito 96 inchieste per corruzione e concussione in Italia, quasi il doppio rispetto alle 48 del 2024. Una media di otto inchieste al mese che ha coinvolto 49 procure in 16 regioni e portato all’indagine di 1028 persone, contro le 588 dell’anno precedente. Tra gli indagati figurano 53 politici, di cui 24 sindaci, pari al 5,5% del totale.

Le “mazzette” hanno facilitato l’aggiudicazione di appalti nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nella realizzazione di opere pubbliche, nella concessione di licenze edilizie e nell’affidamento dei servizi di refezione scolastica. In alcuni casi hanno permesso di ottenere false attestazioni di residenza per la cittadinanza italiana o falsi certificati di morte. Non mancano i concorsi truccati in ambito universitario e le inchieste per scambio politico-elettorale con la presenza di clan mafiosi.

La Sicilia tra le prime regioni: 11 inchieste e 98 indagati

La Sicilia si posiziona al terzo posto nazionale per numero di inchieste con 11 procedimenti aperti, preceduta solo dalla Campania con 18 e dal Lazio con 12. Guardando al numero di persone coinvolte, l’isola registra 98 indagati, confermandosi come una delle aree più colpite dal fenomeno corruttivo insieme a Campania (219 indagati), Calabria (141) e Puglia (110).

Nel complesso, le regioni meridionali e le isole guidano la classifica con 48 indagini totali, seguite dal Centro con 25 e dal Nord con 23. La Campania con 13 politici indagati e la Puglia con altrettanti precedono la Sicilia, che conta 8 politici sotto inchiesta.

La corruzione è diventata normale

“Si tratta di un quadro sicuramente parziale, per quanto significativo, di una realtà più ampia sfuggente. Oggi il ricorso alla corruzione sembra diventare sempre più una componente ‘normale’ e accettabile della carriera politica e imprenditoriale” commenta Libera nel rapporto. L’associazione denuncia una “strategia spesso vincente, che avvantaggiando i disonesti induce una selezione dei peggiori e per questa via degrada in modo invisibile la qualità della vita quotidiana, dei servizi pubblici, della pratica democratica”.

Secondo l’analisi, emerge una corruzione “solidamente regolata, spesso ancora sistemica e organizzata” dove il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” viene ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente, il faccendiere ben introdotto, il boss mafioso o il “politico d’affari”. Un processo di normalizzazione che porta molti cittadini a considerare corruzione e mafie come fenomeni invincibili.

Non è un destino, ma una scelta

“I dati che presentiamo ci parlano con chiarezza: la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti, riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più classiche come la mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato, fino a quelle ormai pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici e portatori di soverchianti interessi privati”

Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera

Da un lato le istituzioni devono consolidare i presidi di prevenzione invece di delegittimarli, dall’altro la cittadinanza deve potenziare la cultura della segnalazione e del monitoraggio civico. “La corruzione sistemica e la cattura dello Stato da parte delle cricche di corrotti non sono affatto un destino. Piuttosto, sono il risultato di scelte interessate, connivenze, omissioni” conclude Rispoli.

Mentre in Sicilia si discute di autonomia e sviluppo, i numeri di Libera ricordano che senza legalità e trasparenza ogni progetto rischia di finire nelle mani sbagliate. Il 2025 ha dimostrato che la corruzione non è un’emergenza ma una presenza costante, un sistema che prospera nell’indifferenza. La domanda è se istituzioni e cittadini sapranno finalmente scegliere da che parte stare.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio