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Incendi, estorsioni e il permesso per comprare un campo: Corleone, la mafia rurale è ancora viva

Tre uomini in carcere, un'indagine lunga sei anni e un sistema di controllo del territorio che nulla aveva da invidiare alle cosche del passato

ANTIMAFIA

Volevi comprare un campo a Corleone? Prima dovevi chiedere il permesso alla mafia

I Carabinieri della Compagnia di Corleone hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP del Tribunale di Palermo

Corleone non smette di fare notizia. Stavolta però non parliamo di storia: i Carabinieri della locale Compagnia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, è il risultato di un’indagine che ha tenuto sotto osservazione il territorio per sei anni consecutivi.

Le attività investigative, avviate nel 2017 e concluse nel 2023, hanno permesso agli inquirenti di ricostruire l’organigramma della famiglia mafiosa di Corleone, identificando i vertici del sodalizio e documentando una serie di episodi che dipingono un’organizzazione ancora attiva, capace di esercitare un controllo sistematico sul tessuto economico e sociale del territorio.

I reati contestati agli indagati comprendono danneggiamenti, incendi dolosi e furti di mezzi agricoli — tra cui un veicolo appartenente a una cooperativa che opera in beni confiscati alla mafia — oltre a estorsioni ai danni di esercenti locali, perpetrate per costringerli a posticipare il recupero di crediti vantati nei confronti di soggetti vicini al clan.

Su ordine del GIP Claudia Rosini, i Carabinieri hanno arrestato Mario Grazzaffi, 60 anniMario Gennaro, 53 anni, e Pietro Maniscalco, 62 anni. Sono loro i tre uomini ritenuti dagli inquirenti i vertici della famiglia mafiosa di Corleone, quella che per anni avrebbe governato il territorio con intimidazioni, fuoco e silenzi.

Ma il quadro che emerge dall’indagine va ben oltre i singoli reati

Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero esercitato un potere di controllo pervasivo sul territorio, intervenendo nella risoluzione di controversie private, nella gestione dei confini tra fondi agricoli e nella compravendita di terreni. Un’influenza talmente radicata che semplici cittadini si sarebbero rivolti al sodalizio per ottenere il via libera all’acquisto di appezzamenti e per risolvere dispute tra privati.

È la fotografia di una “mafia rurale” che sopravvive ai maxiprocessi e alle condanne eccellenti, che si insinua nei mercati agricoli e nei rapporti di vicinato, e che continua a usare l’intimidazione come strumento quotidiano di governo del territorio.

Presunzione di innocenza. Gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto. La loro posizione sarà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e potrà essere definitivamente accertata solo a seguito di eventuale sentenza di condanna passata in giudicato.

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